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Giovedì, 01 Settembre 2016 02:00

Anastasio Alberto Ballestrero (cardinale)

Nacque a Genova il 3 ottobre 1913, primo dei cinque figli di Giacomo Ballestrero e Antonietta Daffunchio.

Entrò nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Il 6 giugno 1936 fu ordinato sacerdote. Partecipò al concilio Vaticano II in quanto superiore generale dei Carmelitani, incarico che ricoprì per 12 anni, dal 1955 al 1967. Il 21 dicembre 1973 fu eletto arcivescovo di Bari e Canosa. Ricevette la consacrazione episcopale il 2 febbraio 1974.

Nel 1975 predicò gli esercizi spirituali a Paolo VI e alla Curia vaticana. Il 1º agosto 1977 fu chiamato a succedere al cardinal Michele Pellegrino e venne nominato arcivescovo di Torino. Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 30 giugno 1979. Dal 1979 al 1985 fu presidente della Conferenza episcopale italiana. Il 5 febbraio 1980 ufficializzò la costituzione della Caritas diocesana torinese dopo un periodo sperimentale durante il quale era stata gestita dall'ingegner Giorgio Ceragioli.[2][3] In quell'occasione nominò direttore don Piero Giacobbo, il quale nel 1986 venne sostituito nella guida della Caritas da don Sergio Baravalle.[2]

Le sue lettere pastorali, come pure i due convegni ecclesiali diocesani che si tennero durante il suo episcopato (Evangelizzazione e promozione umana e Sulle strade della riconciliazione), ebbero una notevole influenza sul cammino della Chiesa torinese di quegli anni.[4]

Il 14 novembre 1983,[5] dopo la decisione dell'ex re d'Italia Umberto II di donarla alla Chiesa cattolica, fu nominato custode della Santa Sindone; in tale veste rese note le risultanze degli esami effettuati sulla reliquia con il metodo del carbonio-14.[6]

Lasciò l'incarico di arcivescovo di Torino il 31 gennaio 1989. Morì a Bocca di Magra, nella casa di spiritualità carmelitana dove si era ritirato, il 21 giugno 1998 all'età di 84 anni. È sepolto nella cripta dell'eremo del Deserto di Varazze.

Il 9 ottobre 2014 si è dato inizio, presso l'Arcidiocesi di Torino, all'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità".

Venerdì, 02 Settembre 2016 02:00

Anita Cantieri

Nacque a Lucca il 30 marzo 1910. I suoi genitori, Davino ed Annunziata, erano contadini di modesta condizione; ebbero 12 figli.

Il 3 aprile fu battezzata; ricevette il sacramento della cresima il 3 ottobre 1915 e il 7 maggio 1916 la Prima Comunione.

All'età di dodici anni decise di donarsi completamente a Dio, sentendo la chiamata alla vocazione religiosa. Il 24 maggio 1930 entrò come probanda dalle Suore Carmelitane di S. Teresa di Campi Bisenzio (Firenze).

Entrata in convento, vi restò per 14 mesi, ma fu dimessa nell'agosto del 1931 poiché soffriva di disturbi fisici di natura non ben precisata. Alcuni anni dopo fu accolta nel Terz'Ordine secolare carmelitano, nel quale prese il nome di Teresa di Gesù Bambino. Umile, silenziosa, sorridente, cercò di vivere il motto-programma: "Amare, patire, tacere: tutta qui è sintetizzata la mia vita". Nell'ultimo periodo della sua vita, anche se ridotta all'immobilità del letto dalla sua malattia, Anita si fece promotrice ed animatrice di numerose iniziative parrocchiali ed apostoliche.

Morì il 24 agosto 1942.

Il decreto sulle virtù eroiche è stato promulgato il 21 dicembre 1991.

Giovedì, 01 Settembre 2016 02:00

Elisabetta della Beata Vergine Maria

Nacque nell'ottobre del 1831. Era la più grande di otto fratelli della famiglia ricca e religiosa di Vypussery di Ochanthuruth.

All'età di 16 anni, Eliswa, il cui nome è una versione Malayalam del nome Elisabetta, sposa Vareed Vakayil, un vecchio uomo d'affari di Koonammavu vicino a Varapuzha. La famiglia Vakayil, che tradizionalmente si occupava di zenzero secco ( chukku ) e di altri beni, aveva poteri amministrativi su grandi aree di terra a Koonammavu.

Alla morte del marito, come era usanza in quel periodo Eliswa vedova e ricca avrebbe dovuto risposarsi. Rifiutò tutte le proposte e trascorse il suo tempo nella preghiera e nella cura dei poveri, vivendo in una semplice capanna con un tetto di paglia costruita presso la casa di Vakayil a Koonammavu.

Nel 1862, Eliswa confessò il suo desiderio di servire Dio al suo parroco, un giovane italiano chiamato p. Leopoldo. Nel 1866, le prime monache di Kerala formarono la Congregazione delle Carmelitane Teresiane (CTC) sotto TOCD. Il primo convento era una semplice casa di bambù a Koonammavu, sulla terra una volta amministrata da Vareed Vakayil. La congregazione, sotto la Madre Eliswa, aveva il compito di insegnare alle ragazze che non avevano alcun mezzo per conseguire una adeguata istruzione. La scuola LP di St. Joseph a Koonammavu è stata fondata nel 1868 come la prima scuola cattolica per ragazze a Malabar. La missione di Madre Eliswa nella vita era quella di educare ragazze.

Quando si trasferì a Varapuzha dopo la separazione dei riti latini e siriani della Chiesa, fu istituita la Scuola di San Giuseppe per le ragazze a Varapuzha.

Madre Eliswa morì il 18 luglio 1913.

L’Inchiesta diocesana sulla “vita, virtù e fama di santità” si è chiusa il 5 novembre 2014. Il 7 aprile 2017 è stato concesso il decreto di validità.

Giovedì, 01 Settembre 2016 02:00

Gerardo di Santo Stefano Re

Nacque nel villaggio di Đurđin a Bač dai genitori Jose Stantić e Đula (Julije) Jagić. Entra nel Carmelo a Graz il 9 settembre 1896, emise i voti solenni il 11 settembre 1897, fu ordinato sacerdote nel 1902.

Fu il primo croato, cioè l'unico che sapesse parlare croato tra i sacerdoti del monastero carmelitano di Sombor, appena fondato (1904), che allora apparteneva alla provincia carmelitana ungherese.

Nella sua opera, padre Gerard Tomo Stantić è stato esemplare e zelante verso i membri di tutte le nazioni, sia i suoi croati, ungheresi e tedeschi. Come sacerdote, si dimostrò esemplare nel suo lavoro, nella confessione e nella cura dei malati. Progettò di portare i Carmelitani in Croazia e l'arcivescovo Alojzije Stepinac aiutò a realizzare il suo piano. I progetti furono interrotti dalla seconda guerra mondiale, e la realizzazione definitiva del suo progetto avvenne solo dopo la sua morte, nel 1959, quando i Carmelitani giunsero a Zagabria ( Remete ), dove fondarono un monastero nel 1960, e successivamente a Spalato e nell'isola di Krk .

Morì il 24 giugno 1956. Le sue spoglie riposano nella chiesa del monastero dei Carmelitani di Sombor.

L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 21 settembre 2003. Il 30 novembre 2006 è stato concesso il decreto di validità.

Giovedì, 01 Settembre 2016 02:00

Giacomo di Gesù

Nacque il 29 gennaio 1900 a Barentin, in Normandia, in una famiglia povera e laboriosa.

A 12 anni entra al Seminario di Rouen. Allo scoppio della prima guerra mondiale dovrà interrompere gli studi per svolgere il servizio militare a Montlignon. Tornato in Seminario continua il suo lavoro di educatore all’Istituto S. Giuseppe di Havre. Spesso si ritira con Dio nel silenzio di una cappella di campagna o nella calma e nello splendore della creazione. «Come si sente vicino il buon Dio immersi nella natura!». Organizza visite alle abbazie, ai siti storici e più tardi, anche dei campi estivi per i bambini.

L’11 luglio 1925 è ordinato sacerdote. Accompagna i suoi scouts in Inghilterra, a Plymouth, e lì, durante la conversazione con il capo scout inglese, spiega una delle gioie del sacerdote cattolico: l’emozione che prova quando trasforma il pane, durante la Messa, nel Corpo di Cristo, trovandosi improvvisamente a faccia a faccia con Dio. Il giovane soldato di Montlignon sognava di diventare un trappista, il sacerdote infaticabile di Havre aspira a diventare un carmelitano: scopre infatti che nel Carmelo è possibile essere un monaco e un apostolo. «Il Carmelo è proprio il mio ideale di vita religiosa: vivere in solitudine con Dio, in un contatto intimo con Lui; lasciare poi il chiostro per andare a portare Dio alle anime; farlo conoscere ed amare… e ritornare poi a ritemprarsi nell’orazione che è il cuore a cuore con Dio!... Il convento può far paura quando lo si vede dall’esterno. È tutto bagnato di luce, di pace e di gioia, quando ci si vive dentro».

Dopo anni di dolorosa attesa, anni imposti dal Vescovo della diocesi riluttante a lasciare partire questo sacerdote fuori dal comune, finalmente il 2 agosto 1931 Lucien entra al Carmelo di Lille. Il 15 settembre 1932 riceve l’abito e il nome di Jacques de Jésus (Giacomo di Gesù). «L’uomo vuole trovare la sorgente della vita, una vita piena, una vita infinita…Il Carmelitano Scalzo è alla sorgente della vita... I Carmelitani sono dei ricercatori di Dio. Come Elia, essi affondano nel silenzio e come lui, giorno e notte, essi contemplano Dio, di una contemplazione viva dove il cuore mangia Dio nell’oscura comunione della vita mistica. Non è la solitudine della sterilità, o il silenzio della pigrizia! Questa solitudine è popolata dalla ricca vita di Dio. Il silenzio è pieno dell’immensa voce di Dio».

I suoi Superiori gli affidano la creazione e la direzione di un piccolo collegio, dedicato a S. Teresa di Lisieux. Egli parte dal niente ma infonde un’ “anima” a questa casa, caratterizzata da un’atmosfera familiare di semplicità e di fiducia. Un insegnante esclama: «Moderno collegio, acqua, gas, elettricità… e P. Jacques su tutti i piani». Materialmente, moralmente, intellettualmente e spiritualmente, è proprio lui l’anima della casa: è tutto, si dona a tutti. Per P. Jacques l’istruzione ha un solo obiettivo: «Formare degli uomini... degli uomini liberi… dei santi». Egli risveglia nei giovani il “più” che è in ciascuno, li rende uomini capaci di sviluppare tutte le loro capacità, plasma le loro menti al “gusto del bello” attraverso una formazione letteraria, artistica e musicale. Egli ritiene che bisogna seguire il bambino sempre con tatto ed affetto. «La dolcezza è la caratteristica dell’azione pedagogica, è la disposizione radicale, lo stato d’animo permanente dell’educatore… non è debolezza… è una forza tranquilla, dà pace ed ispira sicurezza, dissipa il turbamento, scioglie l’angoscia». La vera educazione mira a “liberare” progressivamente il bambino fino a farlo partecipare il più ampiamente possibile alla somma libertà di Dio. Santità e libertà vanno insieme. Egli insegna così ai suoi studenti il risveglio della vita interiore attraverso il silenzio e la contemplazione. “Una testa ben fatta" non è sufficiente se l’anima non è intrisa di spirito di servizio e non è collegata alla vita della grazia.

Quando nel 1939 scoppia la guerra è chiamato come cappellano nell’esercito francese. Si mette a fianco di coloro che soffrono, di coloro che sono perseguitati: «se verrò fucilato rallegratevi, perchè avrò realizzato il mio ideale: dare la vita per coloro che soffrono». Tornato al Piccolo Collegio di Avon egli riprende il lavoro di insegnante e, in accordo con il suo Provinciale, ospita e nasconde sotto falso nome tre bambini ebrei per salvarli dalla deportazione. Il 15 gennaio 1944 la Gestapo riunisce tutti gli studenti nel cortile. P. Jacques viene arrestato ma, prima di essere portato via, guarda gli studenti e grida loro: «Arrivederci ragazzi…A presto!» . I tre bambini ebrei moriranno poche settimane dopo nelle camere a gas di Auschwitz. Dal carcere di Fontainebleau P.Jacques passa a vari campi di concentramento: Compiègne, Sarrebruck, Mauthausen, Güsen. La sua personale missione di carmelitano fiorisce in un “chiostro” di sempre più grandi dimensioni.

Di tappa in tappa, il suo cuore e il suo essere si infiammano di carità…«Non conosco che una legge: il Vangelo e la carità». Egli rifiuta così una liberazione comprata al soldo o la clandestinità e sceglie di seguire i suoi compagni di sventura, di farsi compagno di ciascuno di essi. «Abbiamo bisogno di sacerdoti nelle carceri», «Non voglio partire, ci sono troppi scontenti, troppe sofferenze, lo sento, bisogna che resti... Soffrire è il mio lavoro». E la sua è una scelta coraggiosa: all’interno di un ambiente che non off re protezione o garanzie, si espone in prima persona per salvare chiunque venga oltraggiato, ebrei ed oppositori al regime, e non esita, a rischio della propria vita, a celebrare più volte l’Eucaristia. Discepolo di santa Teresina, ogni sera padre Jacques offre se stesso come vittima d’olocausto all’Amore misericordioso di Dio. Egli avverte l’urgenza di trasformare le baracche in un vero laboratorio di ecumenismo. Sotto il suo sguardo di compassione, i detenuti diventano una grande famiglia. Egli li incontra tutti, cattolici e comunisti, nella loro diversità, senza pregiudizi, senza preconcetti. «Non mi interessa, incontrare dei cristiani. Sono gli altri che mi piacerebbe incontrare». Davanti alla sporcizia ripugnante dell’infermeria, ottiene il permesso di occuparsene. «Egli pulisce i pazienti uno per uno, fa un lavoro sovrumano». La sua generosità e dimenticanza di sè è tale che anche Korff , nazista famoso per i suoi crimini, ne è come incantato: «Che uomo! Non ha che un difetto: quello di non essere nazista!».

Sopporta ogni disagio e ogni persecuzione per “fare il suo purgatorio in terra”. Si priva del riposo per ascoltare, consolare, confessare. «Non ho il diritto di avere più di chiunque altro, perché sono prete e devo dare l’esempio». Egli dona così il suo pane a coloro che sono affamati, offre il suo corpo sacerdotale, briciola dopo briciola, e soddisfa la sua piena dimensione di Eucaristia. Egli lotta per la dignità di ogni uomo, riesce a risvegliare il pensiero e la riflessione, aiuta a rimanere liberi interiormente, anche se il corpo è incatenato, annientato. «Quando si incontrava P. Jacques non si aveva più vergogna di essere uomini… La sua presenza era la prova del Dio vivente”. Egli trae la sua energia di vita e di donazione nella contemplazione di Cristo sulla Croce. “Non c’è dubbio, Cristo è qui, in mezzo a noi, come era sulla Croce, e si può contemplare».

Il 5 maggio 1945, il campo è liberato dagli americani. P. Jacques è sempre più debole. Trasferito all’ ospedale di Linz, in Austria, si spegne lentamente. «Per gli ultimi istanti, che mi si lasci solo!»: queste sono state le sue ultime parole. Affetto da tubercolosi muore di stenti il 2 giugno 1945.

L'inchiesta diocesana sulla "vita, martirio e fama di martirio" si è chiusa il 31 marzo 2006. Il decreto di validità è stato concesso il 21 novembre 2008.

Venerdì, 02 Settembre 2016 02:00

Gioacchino di Regina Pacis

Nacque a Sassello, Provincia di Savona, il 12 febbraio 1890, da Ramognino Giacomo e Badano Caterina. Fu battezzato con il nome di Giacomo Pietro. Il papà preferì chiamarlo Leone e così lo registrò in Comune, a onore del Papa Leone XIII.

Dopo le scuole elementari, il padre lo mise presto in un laboratorio a imparare il mestiere del falegname.  A 17 anni già lavorava in bottega come il padrone. A 25 anni partecipò alla Prima Guerra mondiale, fra i pontieri della V Compagnia. Fece nascere fra i soldati la devozione al S. Bambino Gesù di Praga, già conosciuta dai liguri. Nel 1918, il caporale Nino con i suoi bravi pontieri, noncuranti del pericolo del Piave in piena, si pose al lavoro per dare un passaggio alle truppe del XXII Corpo d'Armata che, nella notte del 26 ottobre, transitarono sul ponte da lui fortificato, l'unico rimasto viabile dopo la piena. Gesù Bambino era passato in testa a loro, portato da “Nino” e dal gruppo degli “Arditi”. Egli ricevette in seguito l'onorificenza di cavaliere di Vittorio Veneto.

In memoria del dono della pace, Leone Ramognino, fece costruire, collaborando con l'infaticabile Mons. Pirotto (poi vescovo di Troia in Foggia), il santuario al Monte Beigua, in onore di Maria Regina della Pace. Reduce, dal 1919 in avanti, si diede pertanto anima e corpo all'animazione della parrocchia. Si può dire che fondò il Gruppo Giovanile Cattolico S. Luigi. Visse intensamente la vita associativa delle Confraternite di cui faceva parte e della Società Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso di S. Alfonso M. de' Liguori. Cooperò pure alla nascita degli Esploratori Cattolici a Sassello.

L'Anno Santo del 1950 sarà poi per Nino il tempo di una grande svolta, l'anno in cui entrò nel Carmelo, al convento del Deserto, all’età di 61 anni. Fu aiutato, in particolare, dal Padre Anastasio Ballestrero, allora Provinciale, che subito strinse con lui una profonda amicizia, fondata sulla stima della sua anima pura di “bambino di Dio”. Nel 1967, dopo dieci anni di terziariato regolare, per diretto interessamento del P. Preposito Generale P. A. Ballestrero, Fra Gioacchino (nome religioso che scelse), fu ammesso, alla Professione Solenne, direttamente nel Primo Ordine, senza l'anno canonico di Noviziato.

Divenuto religioso Carmelitano Scalzo, egli fu il Custode del Santuario di Regina Pacis, nel frattempo affidato alla cura dei Carmelitani scalzi. Si definiva bonariamente «un povero fagotto». La gente di Sassello (Acqui Terme), lo chiamava e lo ricorda ancora come «Ninu u santu», cioè Nino il santo. Caratteristica era la sua speranza. Comunicava una certezza luminosa. L'amore di Dio poi lo esprimeva in modo speciale con la preghiera. S'immedesimava in Dio, si staccava da tutto, e ritornava a tutti con più amore. Si potrebbe dire che era un «Grazie» a Dio continuo e anche un grazie ai fratelli. Fra Gioacchino aveva un sorriso che noi non abbiamo più, e non riusciamo più ad avere. In lui si vedeva trasparire il cielo e la bellezza e la tenerezza della Vergine Madre Maria.

Morì, al Deserto di Varazze, il 25 agosto 1985. 

L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 6 gennaio 2015. Il 13 maggio 2016 è stato concesso il decreto di validità.

 

 

Venerdì, 02 Settembre 2016 02:00

Giovanni di Gesù Maria (Galaguritano)

Nacque nella città di Calahorra in Spagna il 27 gennaio 1564 da Diego de San Pedro e da Anna De Ustarroz.

All'Università di Alcalà de Henares insieme agli studi di filosofia e teologia si specializzò in lingua latina e greca, divenendo elegante latinista, eccellente dialettico nelle controversie scolastiche e conoscitore della lingua ebraica.

Nel 1582 entrò nel noviziato di Pastrana dei Carmelitani Scalzi prendendo il nome di Juan de Jesus Maria e il 23 gennaio 1583 emise la sua Professione. Nel 1584 fu mandato in Italia nella comunità di Genova appena costituita; qui fu ordinato sacerdote nel 1590. Prima a Genova, poi a Roma, fu maestro dei novizi, incarico che contraddistinse il ministero di tutta la sua vita. Nel 1584 fu mandato a Roma come maestro dei novizi e nel 1597 ebbe l'incarico di rivedere le costituzioni e le leggi dell'ordine dopo che Clemente VIII aveva reso indipendenti il ramo italiano da quello spagnolo.

Nel Capitolo generale del 1605 Giovanni di Gesù Maria fu eletto consigliere generale e maestro dei novizi. In quello del 1608 fu eletto procuratore generale dell'Ordine, ufficio con il quale portò avanti la causa di canonizzazione di Madre Teresa di Gesù della quale fu uno dei primi biografi.

Nel Capitolo generale del 1611 celebrato a Montecompatri, Giovanni di Gesù Maria fu eletto Preposito generale. Durante il suo generalato fu istituito il "Seminario delle missioni" dapprima presso la piccola Chiesa di San Paolo negli orti sallustiani di Roma (oggi Santa Maria della Vittoria), trasferito in seguito presso la Basilica di San Pancrazio fuori le mura. Grazie ai frutti di questo Seminario i Carmelitani Scalzi poterono aprire case a Ormutz, nel Golfo Persico, a Tatta, sulla foce dell'Indo, a Goa, in Inghilterra (1614), a Parigi, Lovanio, Leopoli (nel 1613, con lo scopo di favorire la riconciliazione dei Ruteni a Roma), Colonia, Milano (1622). Bologna.

Terminato il suo mandato di superiore generale e prevedendo prossima la fine, si volle ritirare nella splendida solitudine di Montecompatri. Qui morì il 28 maggio 1615.

Il 7 maggio 1999 è stato concesso il decreto di validità dell'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama si santità".

Il 25 novembre 2021 è stato promulgato il decreto delle virtù eroiche.

Venerdì, 02 Settembre 2016 02:00

Cause

Martedì, 26 Luglio 2016 02:00

Isidoro della Natività della B.V.M.

Nacque a Carpeneto, in provincia di Alessandria, il giorno 8 luglio 1696. Fu battezzato nello stesso giorno per pericolo di morte e gli fu imposto il nome di Giacomo Antonio Sciuto. Terzo di quattro fratelli, apparteneva ad una modesta famiglia, di profonda fede e di grande laboriosità. Per le varie difficoltà del suo tempo rimase privo di cultura e pressoché analfabeta come molti tra i suoi contemporanei, riuscendo soltanto a leggere.
Nel 1721 entrò nell’Ordine del Carmelo e l’8 settembre, festa della Natività della Vergine, ne indossò l'abito nel convento di S. Maria della Scala in Roma, dove trascorse due anni di formazione. Procurò subito di apprendere il vero spirito carmelitano dedicandosi, distinguendosi nella fedele ed esatta osservanza di ogni prescrizione. Approfondendo la conoscenza della storia dell'Ordine, fu attratto particolarmente dalla gigantesca figura del profeta Elia e da santa Teresa di Gesù, Il 9 settembre 1723 emise i voti solenni nelle mani del consigliere generale padre Bernardo Maria di Gesù.
Non destinato al sacerdozio, fu adibito al servizio della questua, percorrendo le strade di Roma e del Lazio in una itineranza senza sosta per chiedere la carità dei fedeli e giovare così alle necessità della sua comunità con spirito di fede e di fraterna disponibilità.
Fu un uomo di grande fede che attinse alle sacre fonti della Scrittura e all'insegnamento della Chiesa. Dalla poche fonti conservate è attestato che egli trascorresse lunghe ore di preghiera dinanzi al Signore, di notte e di giorno; allo spirito di orazione aggiunse l'esercizio di continua penitenza. Da fonti coeve egli fu definito "santerello", espressione sintetica del suo apostolato spicciolo e umile, permeato di grande compassione e commiserazione per tutte le miserie umane del suo tempo.
Spinto dall'amore verso la spiritualità carmelitana e desiderando promuoverne lo sviluppo, con licenza dei superiori «radunò molte oneste vergini devote a Dio, e, dopo averle formate in ogni genere di virtù, le rivestì dell'abito del nostro terz'Ordine. Correva l'anno 1737. In seguito vi fu l'approvazione dell'Ordine Carmelitano e del Vescovo della diocesi di Veroli essendo quella prima casa in Boville Ernica (Bauco). Essa diverrà la culla dell'Istituto; da essa sciameranno altre comunità impegnate in scuole, asili ed altre opere di assistenza. Furono dapprima denominate "Maestre pie carmelitane" e si impiegheranno nel curare la formazione umana e cristiana delle fanciulle».
Nel 1767 il suo Istituto venne affiliato all'Ordine con il compito specifico della santificazione dei propri membri attraverso una vita di orazione e di unione con Dio congiunta all'apostolato tra la gioventù nelle parrocchie, negli asili, nelle scuole e collegi e nei laboratori per ragazze.
Due anni dopo, venne colpito da una malattia che si manifestava con affanno di petto, tosse convulsa ed altri malanni. Ricevuti i conforti religiosi, con l’assistenza dai confratelli di S. Maria della Vittoria in Roma, il 23 dicembre 1769, a 73 anni di età, morì.

 

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 21 giugno 2005. Il decreto di validità è stato concesso il 13 luglio 2007.

Lunedì, 23 Gennaio 2017 01:00

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