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Lunedì, 03 Ottobre 2016 02:00

Maria Isabella dell’Amore Misericordioso

María Isabel Zapata de Calatayud nacque a Gandía (Valencia), in Spagna, il 27 dicembre 1907. Perse la madre all'età di tre anni e il padre due anni dopo. La formazione cristiana ricevuta dai genitori e poi coltivata dai tutori a cui era affidata, la rese una giovane donna dalla fede forte e dai valori profondi.
Nel bel mezzo di un progetto di matrimonio a cui era ansiosa di partecipare, fu fortemente spinta dalla chiamata di Gesù al Carmelo Teresiano, entrando nel monastero di Manises (Valencia) nel 1928 e ricevendo il nome di Maria Teresa del Amor Misericordioso (Maria Teresa dell'Amore Misericordioso). Nel 1956 partecipò alla fondazione del Carmelo di Olla de Altea, dove svolse diversi servizi a favore della comunità.
Tornata al suo nome civile e ricevendo i documenti conciliari con spirito di gioia, ebbe presto nel cuore il desiderio di fondare un altro monastero e nel 1973 si trasferì con un gruppo di sorelle a Orito, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita. Nel 1987 cominciò a sentire che la sua salute stava peggiorando e venne ricoverata in ospedale. Sul suo letto di malattia fu visitata da molte persone e un giorno un sacerdote le chiese: "Madre, raccontaci qualcosa del paradiso". Che cos'è il paradiso? Si prese un momento per riflettere e rispose: "Il cielo è il centro dell'amore. Il paradiso è il luogo dove si ama sempre".
Infine, la mattina del 31 ottobre 1987, Madre Maria Elisabetta dell'Amore Misericordioso morì, mentre si celebrava la Messa conventuale, all'incirca durante la recita del Padre Nostro.
 

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" è stata aperta il 1 luglio 2006 e chiusa il 19 giugno 2011 presso la diocesi Orihuela-Alicante.

Maria Giselda Villela nacque nel 1909, a Maria da Fé, MG, Brasile. Infuocata e irrequieta, intelligente e testarda, tra gli altri scherzi, voleva montare un cavallo selvaggio, che la fece cadere a terra e, prendendola a calci all'inguine, le causò una ferita che sarebbe degenerata in cancro. Si avvalse di tutte le scarse risorse della medicina dell'epoca, ma la sua vita sarebbe stata, d'ora in poi, segnata dalla croce della malattia.
 
Ha studiato con le Suore della Provvidenza di Gap, laureandosi in Magistero, a Itajubá. Insegnò in questo Collegio, e poco a poco, in questo periodo, maturò la sua vocazione religiosa. I genitori temevano, sia per il temperamento irascibile della figlia, sia per la sua fragile salute. Tanto più che la sua scelta è caduta sul Carmelo, il cui stile esige obbedienza continua, vita comunitaria intima e una routine molto austera. Tuttavia, la giovane Giselda non ha guardato a questo. I suoi occhi erano fissi su Dio! Aveva già scoperto, esistenzialmente, il mistero dell'amore infinito di Dio che ha voluto abitare nel cuore umano, trasfigurando tutta la vita umana nella comunione e nella gioia divina, che deve traboccare nell'amore del prossimo. Ancora nella portineria del Carmelo de Campinas, dove sarebbe entrato, scrive al padre: «Sono raggiante di gioia, e lo stesso voglio che vi regni, perché sta certo che sarò immensamente felice se posso vivere dietro quelle sbarre che mi hanno così fortemente attratto. La vita del carmelitano non è quella che si pensa fuori. Lì le persone vivono felicemente e pacificamente. Non so come ringraziare Dio per questa grande grazia! Posso solo dire che sono molto, molto felice!”
 
La Superiora del Carmelo aveva intravisto in quella giovane donna di salute preoccupante uno spirito vigoroso, forte e determinato. Poco dopo la sua professione solenne, fu eletta Sottopriora, e aiutò molto il Carmelo, mettendo a disposizione di Dio e delle Suore tutte le sue doti umane e spirituali. È evidente che non tutto era un letto di rose, e Mãezinha, decenni dopo, avrebbe fatto ridere le sue figlie durante la ricreazione, raccontando di dover spazzare una scala dal basso verso l'alto (pedagogia dell'epoca), e perché pensava di dover mangiare tutto quello che le servivano, e le suore, vedendo che “mangiava bene”, aumentavano ogni giorno il suo piatto, che le dava un serio problema di stomaco... La gamba, sempre gonfia, con attacchi di erisipela... Ma niente di tutto ciò potrebbe smorzare la sua gioia in questa comunità unite. Sperava di abitarvi per sempre, ma «i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri...» (Is 55,8).
 
A soli 34 anni fu scelta per venire a Pouso Alegre, come Priora, per fondare il Carmelo della Sacra Famiglia, con altre 3 suore. Questi tornarono gradualmente al Carmelo di Campinas, tanto che in meno di sette anni di fondazione, Madre Maria Imaculada si ritrova sola con un gruppo di novizie felici e inesperte che, vedendo la loro Priora svolgersi tra formazione, cucina, pollaio, assistenza al locutorio e amministrazione, le diede il soprannome di “Mãezinha”, condiviso non solo dalle suore, ma da tutta la popolazione di Pouso Alegre. La casa provvisoria, culla della fondazione, si fa piccola per accogliere le vocazioni. È urgente costruire un monastero adatto alla vita carmelitana. Tra prestiti, donazioni e risparmi, riescono ad acquistare il terreno, e sono azzerate per avviare l'enorme costruzione. La mancanza di risorse non inibisce la fondatrice, che cerca di garantire che il nuovo monastero abbia tutte le condizioni necessarie per una vita sana in clausura. Il suo progetto audace spaventa Monsignore Octávio, ma lei risponde che confida in Dio. Lavorono molto, ma anche appellano al Cielo, eleggendo una “Commissione Celeste Pro-costruzione”; gli amici li aiutavano instancabilmente con campagne e lotterie; e una stampa del Bambino Gesù viaggia attraverso il Brasile, chiedendo l'elemosina per la costruzione.

 

Nel frattempo, il tetto della vecchia casa rischia di crollare. La giovane comunità si adatta nel seminterrato della casa e vi abita per più di un anno, finché, finalmente, il sogno si avvera e si trasferiscono nel nuovo edificio. In questo giorno, guardando la costruzione, Monsignore Octávio esclama: "Davvero, il dito di Dio è qui!" Mancavano ancora la Cappella, i muri, il patio esterno, la pulizia del cortile... Tutto è terminato solo nel 1984, ma con materiale resistente, e in un modo molto bello, come diceva sempre Mãezinha: “La casa è di Dio, e Lui merita il meglio”. In mezzo a tanto trambusto amministrativo, la dimensione spirituale non è mai stata dimenticata. Mãezinha vegliava su ogni figlia che Dio le aveva affidato. E si preoccupava soprattutto com il clima della Comunità. L'unica sua richiesta a Dio, il giorno della fondazione, era che quel nascente Carmelo fosse una nuova casa a Nazaret: che lì regnasse l'amore e, se così non fosse, che mettesse fine al Carmelo. Pur con la gamba terribilmente gonfia, tra gli attacchi intermittenti dell'erisipela, si occupava di tutti coloro che venivano da lei chiedendo preghiere e una guida esistenziale e spirituale nel locutorio. Ha creato una vasta rete di amici. Si prendeva cura di ciascuno e pregava. Pregava... Era una donna di Dio. Vedeva – nella fede – l'Invisibile, costantemente e in ogni cosa. Quel senso soprannaturale la caratterizzava fortemente.
 

Volendo risparmiare le suore, che si preparavano a fondare un Carmelo a Campos, RJ, nascose, finché poteva, il cancro che progrediva silenziosamente. Soffocata dalla mancanza d'aria, ma serena, muore il 20 gennaio 1988, dopo aver fissato lo sguardo su un'immagine del Sacro Cuore di Gesù.

Fu sepolta all'interno della clausura. Ma il popolo non ha dimenticato la sua “Mãezinha”. Il giorno successivo furono trovate candele accese vicino al muro, dove sapeva essere il punto più vicino alla sua tomba. Un amico e benefattore del Carmelo cominciò a venire a pregare davanti al muro. E dopo di lui, tante altre persone. Grazie e grazie sono stati raggiunti. Questo movimento spontaneo ha portato le Suore a chiedere all'Arcivescovo di Pouso Alegre di aprire il Processo di Canonizzazione di Madre Maria Immacolata.

 

Il 17 marzo 2016 è stato concesso il decreto di validità all’Inchiesta diocesana sulla “vita, virtù e fama di santità”.

Lunedì, 03 Ottobre 2016 02:00

Maria Eletta di Gesù

Nacque a Terni il 28 gennaio 1605, terza figlia del nobile Alessandro.

All’età di ventun’anni, insieme alla sorella Lucia, entra nel monastero delle Carmelitane Scalze della sua città, da poco fondato.

Il 5 settembre 1629 lascia Terni insieme a una consorella. E’ infatti destinata alla fondazione del Carmelo di Vienna, del quale – pur giovanissima – sarà priora dal 1638 al 1642, anno in cui le viene affidata la fondazione del monastero di Graz, dove vive i suoi anni più felici e spiritualmente più fecondi.

Nel 1656 è incaricata di fondare un terzo monastero a Praga. Vera figlia di santa Teresa d’Avila, obbedisce con slancio e contribuisce così a promuovere un vero risveglio spirituale della capitale boema.

E’ a Praga che Madre Maria Eletta chiude il suo itinerario terreno, l’11 gennaio 1663, circondata dall’amore e dalla venerazione delle sue figlie spirituali che conservano il suo corpo incorrotto, ancora oggi oggetto di venerazione.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 28 giugno 2007. Il 13 novembre 2009 è stato concesso il decreto di validità.

Domenica, 02 Ottobre 2016 02:00

Maria Eugenio di Gesù Bambino

Henri Grialou (il suo nome secolare) nasce in una modesta famiglia di minatori dell’Aveyron, nel centro della Francia. Attirato da Dio fin da piccolo, desidera essere sacerdote. Nel seminario minore scopre la piccola Teresa di Gesù Bambino. Siamo nel 1908, ha 13 anni: rimane toccato in modo determinante da questa amicizia sovrannaturale, che influirà sulla sua vita e sulla sua missione. Un padre carmelitano scriverà che egli è uno dei migliori specialisti della piccola Teresa.

Al seminario maggiore scopre san Giovanni della Croce e si sente fortemente colpito dal riformatore carmelitano spagnolo del XVI secolo: capisce di essere chiamato a camminare alla sua sequela e di somigliare a lui. Sul letto di morte confesserà: “In fondo all’anima, è con san Giovanni della Croce che io vivo”.

E’ così che egli entra al noviziato dei Carmelitani appena dopo la sua ordinazione sacerdotale, nel febbraio 1922.

Impara a conoscere Teresa d’Avila, la grande riformatrice del Carmelo, e trova in lei la madre degli spirituali, che descrive “ardente e luminosa (…), sublime ed equilibrata, anima regale, materna e divina, genio umano in ciò che ha più di concreto e di più universale” (“Voglio vedere Dio”, 443). Fin dal noviziato, egli fa delle elevate esperienze mistiche che segneranno tutta la sua vita.

1923, 1925, 1926, è il periodo della beatificazione e canonizzazione di Teresa di Lisieux, poi della proclamazione di Giovanni della Croce Dottore della Chiesa. Il nostro giovane carmelitano (28-31 anni) predica molto in diversi ambienti francesi e percepisce ovunque, in particolare nei laici, una sete spirituale che trova una risposta adeguata nell’insegnamento del Carmelo. Capisce allora che la sua missione è quella di “condurre le anime a Dio” e di formarle all’unione della contemplazione e dell’azione, mostrando loro il cammino dell’orazione e della vita nello Spirito.

1929. Alcune giovani donne che vogliono donarsi a Dio gli chiedono di guidarle. Esse realizzano a poco a poco il pensiero che lui aveva, di formare un gruppo dove si univano azione e contemplazione nel mondo, per portare Dio dove gli uomini non lo conoscono. La donazione del santuario di Notre-Dame de Vie, in Provenza (Venasque), gli consente di cominciare la sua opera. L’Istituto Nostra Signora della Vita è nato (1923).

1937: padre Maria Eugenio viene eletto Consigliere Generale dei Carmelitani a Roma e lo resterà per 17 anni. Alla morte del Padre Generale dirige l’Ordine per 18 mesi, fino al Capitolo del 1955. E’ durante questo periodo romano che Pio XII lo nomina Visitatore Apostolico delle Monache Carmelitane di Francia e gli chiede di unirle in federazione. Lavoratore infaticabile, trova anche il tempo di pubblicare in due tomi la sua opera maestra “Voglio vedere Dio” (1949-1951).

Nel 1955 rientra in Francia, dove potrà occuparsi più da vicino della sua fondazione, senza dimenticare la sua provincia carmelitana di Avignone, poiché sta esercitando il suo terzo mandato come provinciale dei Carmelitani quando muore, il 27 marzo 1967.

La cerimonia della beatificazione si è tenuta il 19 novembre 2016.

Domenica, 02 Ottobre 2016 02:00

Elisabetta della Trinità

Elisabeth Catez nacque il 18 luglio 1880 nel Campo d’Avor presso Bourges in Francia e fu battezzata quattro giorni dopo. Nel 1887 la famiglia si trasferì a Digione; quello stesso anno le morì il padre.

Il 19 aprile 1890 ricevette la Prima Comunione, l'anno dopo il sacramento della Confermazione. Nel 1894 emise il voto privato di verginità. Sentendosi chiamata alla vita religiosa, chiese alla madre il permesso di poter entrare al Carmelo: poté riuscirci solo al compimento della maggiore età. Il 2 agosto 1901 Elisabeth entrò quindi nel Carmelo di Digione dove l'8 dicembre 1901 vestì l'abito religioso, assumendo il nome di suor Elisabetta della Trinità.

Pochi mesi dopo aver emesso la professione religiosa, avvenuta l’11 gennaio 1903, le si manifestarono i sintomi del morbo di Addison: l’accettò col sorriso, certa di essere immersa nell’unione delle Tre Persone divine. Morì ventiseienne il 9 novembre 1906.

La cerimonia della beatificazione si tenne il 25 settembre 1984. La solenne cerimonia della canonizzazione il 16 ottobre 2016.

 

Martedì, 20 Settembre 2016 02:00

Iter Luigi e Maria Azelia Martin

1. Le norme canoniche riguardanti la procedura da seguire nelle Cause dei Santi sono contenute nella Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister promulgata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 (AAS LXXV, 1983, 349-355).

2. Per iniziare una Causa occorre che passino almeno 5 anni dalla morte del candidato. Ciò per consentire maggior equilibrio ed obiettività nella valutazione del caso e per far decantare le emozioni del momento. Tra la gente deve essere chiara la convinzione circa la sua santità (fama sanctitas) e circa l’efficacia della sua intercessione presso il Signore (fama signorum).


Lunedì, 19 Settembre 2016 02:00

Luigi e Maria Azelia Martin

Luigi Martin nacque a Bourdeaux il 22 agosto 1823. Uomo di fede e di preghiera, coltiverà per un periodo il desiderio di consacrarsi a Dio nell’ospizio del Gran San Bernardo ma, scoraggiato dallo studio del latino, si orienterà verso la professione di orologiaio e si stabilirà ad Alençon.

Zelia Guerin nacque a Gandelain, vicino a Saint-Denis-sur-Sarthon, il 23 dicembre 1831. Ricevette una formazione che fece di lei un’abile fabbricante di merletti col Punto di Alençon. Anch’ella ebbe il desiderio della vita religiosa, ma la sua salute precaria e il giudizio negativo della Superiora delle Figlie della Carità di Alençon la dissuasero.

Zelia incontrò provvidenzialmente Luigi sul ponte Saint Leonard: incrociò un giovane uomo la cui nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità, la impressionarono. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: «é quest’uomo che ho preparato per te». Si  unirono in matrimonio pochi mesi dopo nella Chiesa Notre-Dame di Alençon, nella notte del 13 luglio 1858. Ebbero la gioia di dare la nascita a nove bambini; ne persero quattro in tenera età, ma né i lutti né le prove indebolirono la loro fede profonda, sostenuta dalla frequentazione quotidiana dell’Eucaristia e dalla devozione filiale verso la Vergine Maria. La loro ultima figlia è Santa Teresa del Bambino Gesù del Santo Volto, Dottore della Chiesa; di un´altra figlia, Leonia (Sr. Francesca Teresa, visitandina), è stata aperta la Causa di Beatificazione il 2 luglio di quest´anno.

Luigi e Zelia Martin sono un sublime esempio d’amore coniugale, di famiglia cristiana laboriosa, attenta al prossimo, generosa verso i poveri e animata da un esemplare spirito missionario, pronta a collaborare nelle attività parrocchiali.

Zelia morì ad Alençon il 28 agosto 1877 dopo una lunga malattia. Luigi allora si trasferì a Lisieux per assicurare alle sue cinque figlie un futuro migliore. Colui che era chiamato il Patriarca, dopo avere offerto a Dio tutte le sue figlie, conobbe l’umiliazione di una malattia invalidante, che visse con dignità. Morì vicino a Evreux il 29 luglio 1894.

La cerimonia della beatificazione si tenne il 19 ottobre 2008. La solenne cerimonia della canonizzazione il 18 ottobre 2015.