Nacque a Bari il 17 gennaio 1901 figlia terzogenita di Giuseppe Fracasso e Pasqua Cianci e fu battezzata quattro giorni dopo dallo zio don Carlo Fracasso con il nome di Teodora.
Nel 1914 Padre Pietro Fiorillo, O.P., direttore spirituale di Teodora, la introdusse nel Terz'Ordine Domenicano; entrò come novizia il 20 Aprile 1914 con il nome di Agnese e fece la professione il 14 maggio 1915, con una speciale dispensa vista la giovane età.
Nel 1917, il sacerdote gesuita Sergio Di Gioia, suo nuovo confessore, decise di indirizzarla al Carmelo di San Giuseppe di Bari, dove entrò in comunità l'8 aprile 1920 e vestì l'abito il 24 novembre dello stesso anno, assumendo il nome di suor Elia di San Clemente. Emise i primi voti semplici il 4 dicembre 1921, a cui fece seguito la professione solenne l'11 Febbraio 1925.
Suor Elia morì alle 12.00 del 25 dicembre 1927 a causa di una meningite.
La cerimonia della beatificazione si è svolta il 18 marzo 2006.
Nacque ad Almendral (Avila) il 10 ottobre 1549, visse la sua adolescenza nel lavoro dei campi, ma già allora venne gratificata da grandi grazie di ordine mistico.
A 21 anni nel 1570, entrò fra le Carmelitane Scalze del primo monastero di S. Giuseppe d’Avila, divenendo la prima conversa della Riforma. S. Teresa d’Avila l’ammise alla professione il 15 agosto 1572, diventando presto l’assistente e la sua compagna di viaggio; per ordine di s. Teresa imparò quasi prodigiosamente a scrivere.
Ebbe la consolazione di assistere fino all’ultimo santa Teresa, che volle morire tra le sue braccia, il 4 ottobre 1582 ad Alba de Tormes; proseguì la sua vita conventuale ad Avila, a Madrid (1591), a Ocana (1595), nel 1604 passò in Francia con Anna di Gesù ed altre quattro carmelitane, per iniziare anche lì la riforma dell’Ordine; in Francia fu eletta poi priora di Pontoise (1605) e di Tours (1608).
Nel 1611 tornò a Parigi, ottenne di passare in Fiandra per porsi sotto la direzione dei Carmelitani Scalzi; dopo una sosta di un anno a Mons nel Belgio, nel 1612 partì per fondare un monastero ad Anversa, dove poi risiedette gli ultimi quattordici anni della sua vita, circondata dalla stima degli arciduchi e del popolo di Anversa, che le sue preghiere liberarono dalla sicura occupazione degli eretici.
Morì nella grande città belga, il 7 giugno 1626.
La cerimonia della beatificazione si è svolta il 6 maggio 1917.
Nacque il 1 marzo 1891 a Baranówka, vicino a Lubartów, in Polonia. Nel 1908 entrò nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi a Czerna, prendendo il nome di Fra Alfonso Maria dello Spirito Santo. Dopo aver emesso i voti, studiò a Cracovia, Linz e Vienna, dove il 16 luglio 1916 fu ordinato sacerdote. Dal 1920 al 1930 lavorò nel seminario minore dei Carmelitani Scalzi a Wadowice come professore ed educatore dei ragazzi. Dal 1930 ricoprì l'incarico di Priore ed economo del convento di Czerna.
Attento e delicato nei vari servizi comunitari e assiduo nel ministero delle confessioni, incoraggiava tutti a una tenera e solida devozione alla Madonna. II suo zelo apostolico e la fedeltà al Signore erano il frutto di una continua preghiera e devozione a Gesù Crocifisso.
Rimase fedele alla propria vocazione durante gli anni della persecuzione nazista. Venne catturato e fucilato dai nazisti il 28 agosto 1944 a Nawojowa Góra, presso Krzeszowice: rese l'anima a Dio pregando il rosario.
Il decreto sul martirio è stato promulgato il 26 marzo 1999. La cerimonia della beatificazione si è svolta a Varsavia il 13 giugno 1999.
Nacque a Barcellona il 6 marzo 1880, in una famiglia cristiana, un fratello era un sacerdote.
Frequentò sin da piccola le religiose della Compagnia di s. Teresa dove nella loro Casa-madre ricevette la Prima Comunione. Rimasta orfana, intraprese gli studi in Belle Arti, mentre si dedicava alle opere di carità e mortificazione, fu catechista generosa delle giovani operaie e delle domestiche alle quali insegnava pure a leggere e scrivere.
Nel 1905 entrò nella Compagnia di s. Teresa aggiungendo al suo nome Mercedes quello del s. Cuore di Gesù. Fece la sua professione il 10 maggio 1907. Insegnò in vari collegi della Compagnia, ricoprendo man mano incarichi di responsabilità sempre espletati nella stima e apprezzamento di tutti.
Nel 1920 venne trasferita a s. Gervasio di Barcellona e lì fu sorpresa dalla rivoluzione della guerra civile spagnola nel luglio 1936. Rifugiatosi con un gruppo di consorelle in una casa privata, il 23 luglio ebbe l’ordine di raggiungere la casa di una sorella insieme a suor Gioacchina Miguel.
Per la strada furono intercettate e riconosciute come religiose, cosa che lei confermò subito e portate in una casa dove erano già altre religiose e un giovane religioso. Fu sottoposta a simulazione di fucilazione e vari maltrattamenti e nella notte del 24 fu portata insieme agli altri sulla via “Rebassada”, sempre nel circondario di Barcellona e lì fucilati.
Ferita a morte sopravvisse alcune ore fra dolori immensi sopportati con la preghiera sulle labbra, l’ultima fu il ‘Padre nostro’ poi i suoi lamenti furono uditi dal miliziani che ripassavano per quel posto e le spararono di nuovo, morì dissanguata per le ferite.
La suora Gioacchina Miguel nonostante fosse stata fucilata con lei, poté sopravvivere e diventare così una testimone efficace del martirio, quando le chiuse gli occhi vide in essa ‘un angelo di dolore’.
Il decreto sul martirio è stato promulgato il 21 dicembre 1989. La cerimonia della beatificazione si è tenuta il 29 aprile 1990.
Nacque ad Arezzo dalla nobile famiglia Redi, il 15 luglio 1747.
Formata ad un profondo spirito di pietà, all’età di sei anni poteva dirsi già una piccola contemplativa che domandava a chiunque fosse in grado di risponderle: “ditemi, chi è questo Dio?”.
La sua inclinazione al raccoglimento e alla preghiera si accentuò durante gli anni dell’educandato, trascorsi nel monastero benedettino di S. Apollonia in Firenze, dove ricevette una discreta istruzione liturgica, mentre la sua vita spirituale si approfondiva nella pietà eucaristica e mariana e nella devozione al Sacro Cuore. Rientrata in famiglia, manifestò la sua vocazione al Carmelo, vocazione di cui aveva avuto certezza negli ultimi mesi di educandato e il 1 settembre 1764 entrò nel monastero di “S. Teresa” in Firenze, dove vestì l’abito carmelitano l’11 marzo 1765, col nome di Teresa Margherita del Sacro Cuore di Gesù.
A ventidue anni una peritonite le troncava la vita, il 7 marzo 1770.
La cerimonia della beatificazione si tenne il 9 giugno 1929. La solenne cerimonia della canonizzazione il 13 marzo 1934.
Nacque a Santiago del Cile il 13 luglio 1900.
Al fonte battesimale venne chiamata Juana Enriqueta Josefina de los Sagrados Corazones Fernandez Solar. Familiarmente era chiamata, e ancora oggi è conosciuta con il nome di Juanita. Visse la sua infanzia nella normalità in seno alla famiglia: i genitori, Michele Fernández e Lucia Solar; tre fratelli e due sorelle; il nonno materno, zii, zie e cugini. La famiglia godeva una buona posizione economica e conservava autenticamente la fede cristiana, vivendola con sincerità e perseveranza.
Juana ricevette la sua formazione scolastica nel collegio delle Suore del Sacro Cuore. La sua breve ma intensa storia si svolse tra la vita collegiale e quella familiare. A 14 anni, ispirata da Dio, decise di consacrarsi a Lui come religiosa, e precisamente, come carmelitana scalza.
Il suo desiderio si realizzò il 7 maggio 1919, quando entrò nel piccolo monastero dello Spirito Santo, a Los Andes, a circa 90 km. da Santiago. Il 14 ottobre dello stesso anno vestì l'abito di carmelitana, iniziando il suo noviziato con il nome di Teresa di Gesù. Da molto tempo sapeva che sarebbe morta giovane: il Signore glielo aveva rivelato. Ella stessa lo disse al suo confessore un mese prima di morire.
Accolse questa realtà con gioia, serenità e confidenza, sicura che nell'eternità avrebbe continuato la sua missione: far conoscere ed amare Dio.
Dopo molte sofferenze interiori ed indicibili patimenti fisici, causati da un violento attacco di tifo che consumò la sua vita, passò da questo mondo al Padre, la sera del 12 aprile 1920. Aveva ricevuto con grande fervore i sacramenti ed il 7 aprile aveva emesso la professione religiosa " in articulo mortis ". Le mancavano ancora 3 mesi per compiere 20 anni e 6 mesi per terminare il suo noviziato canonico e poter pronunciare la professione religiosa. Morì come novizia carmelitana scalza.
La cerimonia della beatificazione si tenne il 3 aprile 1987. La solenne cerimonia della canonizzazione il 21 marzo 1993.
Nacque a Vilnius, in Lituania, nel 1835,
E’ ingegnere militare e capitano di Stato maggiore. Lavora a ferrovie e fortezze. Partecipa, sia pur controvoglia, alla rivolta polacco-lituana contro i russi. Conosce per questo i lavori forzati in Siberia, dove porta con sé il Vangelo, l'«Imitazione di Cristo» e un crocifisso, beneficando chi incontra. Liberato, entra quarantaduenne nel Carmelo di Graz. Divenuto fra' Raffaele di San Giuseppe, va in Polonia, a Czerna dove passa le sue giornate esercitando per ore e ore il ministero della Confessione. Vorrebbe restare lì, ma il suo ordine lo chiamo a fondare nuove comunità nel Paese.
L'ultima la fonderà a Wadowice, dove morirà nel 1907.
La cerimonia della beatificazione si è tenuta il 22 giugno 1983. La solenne cerimonia della canonizzazione il 17 novembre 1991.
María Maravillas de Jesús, al secolo María Maravillas Pidal y Chico de Guzman, nacque a Madrid il 4 novembre 1891. Fin dall'infanzia desiderò consacrarsi a Dio e dedicò la sua gioventù all'aiuto dei bisognosi.
Attratta dalla spiritualità di Santa Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce e mossa dal suo amore per la Vergine Maria, entrò nel Carmelo dell'Escorial il 12 ottobre 1919.
Nel 1924 fondò un Monastero di Carmelitane Scalze nella località Cerro de los Angeles, centro geografico della penisola iberica, accanto al monumento al Cuore di Gesù, come luogo di preghiera e immolazione per la Chiesa e per la Spagna.
Durante la persecuzione religiosa Madre Maravillas brillò per il suo spirito di riparazione, la sua fortezza, serenità e fiducia nel Signore. Nel segno della fedeltà a Santa Teresa procedette alla fondazione di altri dieci conventi carmelitani, recuperando luoghi tradizionali di S. Teresa e S. Giovanni. Priora durante lunghi anni, formò le sue consorelle con la testimonianza delle sue virtù e si distinse per la sua vita mistica, l'ardore apostolico e la bontà unita a fermezza verso coloro che la consideravano una vera madre. Morì nel Carmelo di La Aldehuela, l'11 dicembre 1974, pronunciando le seguenti parole: "Che felicità morire carmelitana!".
La cerimonia della beatificazione si tenne il 10 maggio 1998. La solenne cerimonia della canonizzazione il 4 maggio 2003.
Nacque ad Abellin (Nazareth) il 5 gennaio 1846 da famiglia greco-cattolica. Fu battezzata col nome di Mariam. Orfana a due anni, fu adottata dallo zio con il quale, nel 1854, si recò ad Alessandria d’Egitto. Fidanzata dodicenne a sua insaputa, per annullare le nozze si recise i capelli, suscitando le ire degli zii che la confinarono con la servitù. A un ex domestico che, sapute le angherie che subiva dai parenti, l’invitò a rifiutare la fede, subito protestò: “Sono figlia della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana”. La reazione fu un colpo di scimitarra alla gola. Poi, avvolta esanime in un lenzuolo, fu abbandonata per strada. Si risvegliò in una grotta, assistita da una religiosa vestita d’azzurro – Miriam diceva fosse la Vergine – che le profetizzò il suo futuro. Guarita, peregrinò tredicenne come domestica ad Alessandria, Gerusalemme e Beirut.
Nel 1863 con la famiglia Naggiar si trasferì a Marsiglia, dove avvertì la chiamata alla vita consacrata. Nel 1865 entrò tra le Suore di S. Giuseppe dell’Apparizione, che però non l’ammisero alla Professione, spaventate dai fenomeni straordinari che Mariam riteneva una malattia: rapimenti, visioni e, dal 29 marzo 1867, le stimmate. Il 14 giugno 1867 entrò nel Carmelo di Pau dove il 27 luglio vestì l’abito col nome di Maria di Gesù Crocifisso. Nel 1870 partì per Mangalore per la fondazione di un monastero, ma due anni dopo tornò a Pau per incomprensioni che, insieme a una dolorosa infestazione diabolica, costituirono la sua grande purificazione.
Nel 1872 Suor Maria confidò ai superiori che il Signore voleva un Carmelo a Betlemme: vi giunse l’11 settembre 1875 con la collaborazione generosa di Berta Dartigaux. Architetto e direttrice dei lavori, il 22 agosto 1878 cadde, fratturandosi un braccio che andò in cancrena. Il 26 agosto santamente morì.
La cerimonia di beatificazione si tenne il 13 novembre 1983. La solenne cerimonia della canonizzazione il 17 maggio 2015.
Nacque a Fontiveros vicino ad Avila, un borgo della Vecchia Castiglia spagnola, nel 1542. Il padre Gonzalo de Yepes fu cacciato di casa e diseredato per aver sposato una povera tessitrice di seta, Catalina Álvarez. Orfano di padre già in tenera età, si trovò a doversi spostare di città in città con la laboriosa e attiva madre per il loro sostentamento economico, dovendo quindi studiare e lavorare in luoghi sempre diversi.
Nel periodo tra il 1551 e il 1559 ebbe una formazione culturale ed artigiana nel "Colegio de los doctrinos" di Medina del Campo (oggi nella provincia di Valladolid), dove si era trasferito con la madre. Successivamente fu falegname, sarto, pittore e intagliatore; quindi accolito della Chiesa della Maddalena, commesso e aiutante infermiere nell'Ospedale della Concezione. Nel 1563 entrò nell'Ordine Carmelitano. Tra il 1564 e il 1568 completò gli studi teologici e filosofici all'Università di Salamanca, e nel 1567 fu ordinato sacerdote.
Nell’ottobre 1567, incontrò Teresa d'Avila che stava attuando una riforma del Carmelo. Il 9 agosto 1568, dopo numerosi colloqui con Teresa d'Ávila, partì per Valladolid dove Teresa doveva fondare un monastero di Carmelitane Scalze. Qui rimase fino ad ottobre, informandosi dettagliatamente sulla nuova vita riformata. Dopodiché, andò a Duruelo (Segovia), dove adattò un cascinale a primo convento di Carmelitani Scalzi; il 28 novembre, prima domenica d'Avvento, vi inaugurò la vita riformata; in tale occasione assunse il nome di Giovanni della Croce.
Tra il 1572 e il 1577 svolse attività di guida spirituale nel monastero dell'Incarnazione di Ávila. Il 2 dicembre 1577, nella prigione del convento dei Carmelitani Calzati di Toledo. Rimase rinchiuso per più di otto mesi, sottoposto a maltrattamenti fisici, psicologici e spirituali, trovando peraltro l'ispirazione per comporre alcuni dei suoi poemi mistici più noti. Riuscì a fuggire il 17 agosto 1578.
Nel 1591 fu dimesso dagli incarichi direttivi nell'ordine e ammalato, il 28 settembre, si recò ad Úbeda (Jaén), dove trascorse gli ultimi mesi di vita. Qui morì nella notte tra il venerdì 13 e il sabato 14 dicembre 1591 all'età di 49 anni. Dal 1593 i suoi resti incorrotti riposano a Segovia.
La cerimonia della beatificazione si tenne nel 1675. La solenne cerimonia della canonizzazione il 27 dicembre 1726. Nel 1926 gli venne conferito il titolo di "Dottore della Chiesa".

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