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Nell'aprile del 1931, dopo la proclamazione della «Repubblica Catalana», alla Generalitat, suo organo esecutivo, era stato demandato il compito di redigere lo Statuto Autonomo con il quale si ottennero importanti concessioni dal governo di Madrid; nel novembre 1932 si celebrarono le prime elezioni per il Parlamento Regionale che videro la vittoria della Esquerra e della Unione Socialista Catalana. Nel 1933 si ebbe la vittoria della Llie- ga Regionalista (organizzazione che comprendeva sia i gruppi imprenditoriali, sia la piccola e la media borghesia professionale), mentre nelle elezioni del 1934 prevalse la Esquerra. Nel 1934 Luis Companys, presidente della Generalitat, chiamò la popolazione alle armi in difesa deH’autonomismo. Da quel momento il catalanismo dominante, legò la sua sorte ai movimenti che si stavano organizzando anche in Catalogna nel «Frente Popular». La Catalogna si schierò, quando ci fu il sollevamento militare del luglio 1936, con le forze anarco-sindacaliste, che da quel momento esercitarono un potere assoluto. Furono organizzate delle carceri tra le quali le famigerate «Checas». Appena iniziata la guerra civile, il 20 luglio 1936, iniziarono anche le repressioni contro i sacerdoti, i religiosi e le religiose. Alcuni di loro furono uccisi appena usciti dai loro Conventi, altri riuscirono a nascondersi per qualche giorno da parenti e persone amiche. La causa del martirio dei Servi di Dio, uccisi nell’arco di tempo che va dal 20 luglio 1936 al 6 gennaio 1937, era determinata solamente dall’«odium fidei» da parte dei rivoluzionari; infatti qualsiasi sacerdote o religioso i rivoluzionari avessero scoperto, avevano l’ordine di ucciderlo immediatamente. Tutti questi martiri hanno con coraggio manifestato la loro fede e accettato con gioia la morte per Cristo Re.

LUCA DI SAN GIUSEPPE (José Tristany Pujol) Sacerdote professo OCD

GIORGIO DI SAN GIUSEPPE (Antonio Bosch Verdura) Sacerdote professo OCD

GIOVANNI GIUSEPPE DI GESÙ CROCIFISSO (Juan Páfila Monlláo) Religioso professo OCD

GIACOMO DI SANTA TERESA (Jaime Gascón Bordás) Sacerdote professo OCD

ROMUALDO DI SANTA CATERINA (José Guillamí Rodó) Sacerdote professo OCD

EDOARDO DI GESÙ BAMBINO (Ricardo Farré Masip) Sacerdote professo OCD

GABRIELE DELL’ANNUNCIAZIONE (Jaime Balcells Grau) Sacerdote professo OCD

ANTONIO MARIA DI GESÙ (Antonio Bonet Seró) Sacerdote professo OCD

MARCELLO DI S. ANNA (José Maria Masip Tamarit) Religioso professo OCD

ALFONSO DEL S. CUORE DI MARIA (Alfonso Arimany Ferrer) Sacerdote professo OCD

GIOACCHINO DI SAN GIUSEPPE (José Casas Julia) Religioso professo OCD

PIER TOMMASO DELLA VERGINE DEL PILAR (Pedro de Alcántara de Forlón y de Cascajares) Sacerdote professo OCD

LUIGI MARIA DELLA VERGINE DELLA MERCEDE (Luis Minguell Ferrer) Sacerdote professo OCD

GIUSEPPE MARIA DEGLI ANGELI (Mariano Alarcón Ruiz) Sacerdote professo OCD

 

Il decreto sul martirio è stato promulgato il 22 giugno 2004. La cerimonia della beatificazione si è svolta il 28 ottobre 2007.

lundi, 10 avril 2017 02:00

Maria dell’Incarnazione (Avrillot)

Nacque a Parigi il 1° febbraio del 1566, figlia del signore di Champlatreux, Nicola Avrillot.

Com’era consuetudine per la nobiltà dell’epoca, appena adolescente fu affidata alle Suore Minori dell’Umiltà di Nostra Signora residenti a Longchamp. Rientrata in famiglia verso i 14 anni non le fu concesso di scegliere la vita religiosa e quindi a 16 anni fu data in sposa al visconte di Villemor, Pietro Acarie, signore di Montbrost e di Roncenay uomo di intemerati costumi. Iniziò per lei la vita matrimoniale e di madre, avendo poi avuto sei figli, dando esempio a tutti della possibilità di vivere una vita religiosa e conforme ai comandamenti di Dio, pur essendo impegnata come madre e moglie, adempiendo i suoi doveri anche nella conduzione della casa e nei confronti dei dipendenti, prova vivente di come i coniugi cristiani possano proseguire insieme nella via della santità.

Si prodigò attivamente ad aiutare i bisognosi, specie nell’assedio di Parigi del 1590, durante le guerre di religione, che videro in campo gli Ugonotti ed i cattolici con l’intervento militare degli spagnoli, sotto il regno di Enrico IV. Fu figlia devota della Chiesa e partecipò all’azione di contrasto contro l’eresia protestante che cercava di estendersi in Francia. Dio la favorì con grazie mistiche straordinarie ma anche mandandole prove esteriori ed interiori. Il re Enrico IV esiliò il marito da Parigi, dopo la disfatta della Lega cui apparteneva, le ingratitudini ferirono il suo cuore, ma ella combatté affinché suo marito fosse riabilitato, la lotta durò quattro anni, alla fine dei quali la famiglia si ricompose e le proprietà restituite.

Conobbe s. Francesco di Sales il quale l’approvava e le faceva da guida spirituale. Nel 1601, letti gli scritti di s. Teresa di Gesù volle, lei laica, fare di tutto per introdurre in Francia la riforma carmelitana, nel 1602 raccolse le prime vocazioni, ottenne le autorizzazioni dal re, da cui era tenuta in grande considerazione, e nel 1603 papa Clemente VIII ne autorizzò la fondazione e quindi costruì il primo monastero. Dalla Spagna, il 29 agosto 1604, giunsero sei Carmelitane Scalze fra cui una futura beata Anna di s. Bartolomeo e una futura Serva di Dio, Anna di Gesù, e il 17 ottobre poté così iniziare a Parigi la regolare vita monastica.

Barbara Avrillot ebbe la felicità di vedere entrare nel Carmelo tutte e tre le sue figlie e l’espandersi delle sedi anche a Pontoise, Digione, Amiens nel 1605-1606. Nel 1613, il marito Pietro si ammalò gravemente e dopo nove giorni morì con la pace dell’uomo giusto, assistito dalla santa vedova confortata dalla celeste conferma della sua salvezza eterna.

Il 7 aprile 1614, libera ormai da ogni dovere e legame terreno, entrò nel Carmelo di Amiens come conversa, prendendo il nome di Maria dell’Incarnazione. Visse la sua vita di clausura con umiltà lavorando in cucina, assistendo le sorelle ammalate, soffrì molto per le incomprensioni sorte con l’avvento di una nuova priora proveniente da un altro Carmelo, ebbe molte estasi e visioni che la confortavano nelle sue lunghe malattie e sofferenze.

Per la cagionevole salute fu trasferita nel Carmelo di Pontoise il 7 dicembre 1616 e qui dopo lunga malattia rese l’anima a Dio il 18 aprile 1618.

La cerimonia della beatificazione si tenne il 5 giugno 1791.

 

 

lundi, 10 avril 2017 02:00

Giuseppa Naval Girbes

Nacque l'11 dicembre 1820, a 32 chilometri da Valencia. Fu la prima di cinque figli di Francisco Naval e di Josefa Maria Girbés. A otto anni ricevette il sacramento della Confermazione e a nove la Prima Comunione. Non essendoci la scuola pubblica, potè frequentare, ma solo per poco tempo, quella gestita dal Capitolo della Cattedrale di Valencia, dove imparò molto bene il ricamo e un po' a leggere, ma non a scrivere. 

Il 13 giugno 1833 le muore la madre e, lasciata la scuola, deve occuparsi del padre e dei fratellini, accolti presso lo zio Joaquín e la nonna Vicenta. La fede e la pietà crescono con l'età e a 18 anni fa il voto di castità perpetua. Il 27 luglio muore anche la nonna e quindi deve assumere la guida della casa e accudire il padre, lo zio e i fratelli.

Divenne membro della Fraternità dell'Ordine Secolare dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi del convento di Valencia. Grande fu il suo amore alla Madonna del Carmelo, a Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce. La sua vita spirituale crebbe al calore della dottrina e dell'esperienza dei Santi del Carmelo e divenne una dimostrazione di come la santità possa svilupparsi in ogni stato di vita, quello secolare compreso.

Nel 1850, ormai matura nella vita di orazione e nella pratica delle virtù, sente la spinta interiore ad offrire agli altri le ricchezze della sua anima. Con il permesso del parroco, inizia a radunare le amiche per letture, conversazioni e approfondimenti spirituali; insegna gratuitamente alle ragazze della città l'arte del ricamo e così la sua casa diventa un laboratorio e una scuola di spiritualità. Vi si insegna il catechismo, si preparano i bambini alla Prima Comunione, si collabora alle iniziative parrocchiali e si avviano i giovani al Matrimonio o alla Vita Religiosa. C'è soprattutto la pratica della meditazione, l'esercizio dell'unione con Dio e la partecipazione attiva alla vita liturgica e alle iniziative sociali della parrocchia.

Nel 1877 con alcune amiche va più in profondità e programma delle giornate di ritiro in una casa di campagna. Nel 1891 la salute, sempre precaria, comincia a peggiorare per alcuni disturbi al cuore. Muore il 24 febbraio 1893. Viene sepolta con l'abito carmelitano, come aveva espressamente richiesto in vita.

La cerimonia della beatificazione si è svolta il 25 settembre 1988.

lundi, 10 avril 2017 02:00

Dionisio della Natività

Pietro Berthelot nacque a Honfleur (Calvados, Francia) il 12 dicembre 1600 e giovanissimo si diede alla navigazione, viaggiando per la Spagna, l'Inghilterra, l'America. Nel 1619 si recò in India, dove, cosmografo e primo pilota dei re di Francia e di Portogallo, si distinse per valore e ingegno, come provano ancora le sue Tabulae maritimae) delineate con somma perizia, conservate al British Museum (Ms. Sloan 197).

Nel 1635, trovandosi a Goa, dietro consiglio del direttore spirituale, il p. Filippo della S.ma Trinità, entrava tra i Carmelitani Scalzi, dove professava il 25 dicembre 1636 col nome di Dionigi della Natività e riceveva il sacerdozio il 24 agosto 1638. Sia nel noviziato sia dopo la professione, secondo la testimonianza dello stesso p. Filippo, fu esempio di virtù a tutti i religiosi; venne elevato alla divina contemplazione e non raramente, durante l'orazione, apparve circondato da splendori celesti. Nel 1638, il viceré Pietro da Silva inviò al sultano di Achén (Sumatra), l'ambasciatore Francesco de Souza de Castro che volle con sé Dionigi come guida spirituale e come esperto del mare e della lingua malese. Questi prese come compagno Tommaso Rodriguez, che, nato verso il 1598 in Portogallo, era entrato come converso nello stesso Ordine, col nome di Redento della Croce. 

I due lasciarono con la legazione Goa il 25 settembre 1638, e, dopo fortunosa navigazione, il 25 ottobre giunsero ad Achén, dove, accolti con segni di simulata letizia, tosto vennero fatti prigionieri. Dionigi, col fratello converso, più degli altri fu tormentato e tentato perché lasciasse la fede cattolica e passasse alla musulmana. In carcere si privava del necessario per carità verso gli altri che sosteneva con la parola, l'aiuto e l'esempio. Dopo la condanna a morte, Redento mori tra i primi, mentre Dionigi sostenne il martirio per ultimo, per suo desiderio, al fine di poter confortare gli altri: fu ucciso con un colpo di spada, che gli divise in due il capo, il 29 novembre 1638.

La cerimonia della beatificazione si tenne il 10 giugno 1900.

lundi, 10 avril 2017 02:00

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mardi, 28 mars 2017 02:00

Margherita del SS. Sacramento

Nacque il 7 febbraio 1619 a Beaune.

I suoi genitori, Pierre Parigot e Jeanne Bat­taille, erano due borghesi influenti e benestanti che indirizzavano prestissimo la bambina ad una vita autenticamente cristiana. All'età di 12 anni Margherita perse entrambi i genitori  e suo zio sacerdote, che aveva donato l'antico chiostro alle carmelitane, non seppe fare di meglio che consegnare la nipote alla custodia delle monache, affidando a loro l'educazione della pia fanciulla.

Così, il 24 settembre, con speciale permesso dei Superiori, ella entrò al Carmelo, ricevendo lo stesso giorno la sua Prima Comunione dalle mani di suo zio. Secondo l'usanza dell'Ordine, le viene imposto un nuovo nome, al quale, in ricordo della segnalata grazia quel dì concessa alla fortunata bimba, fu aggiunto il predicato "del SS. Sacramento".

Sin dal tempo del suo noviziato, ella comprese con sorprendente chiarezza che Dio le aveva affidato una particolare missione. Avrebbe dovuto fare conoscere al mondo i tesori della divina Infanzia e le dolorose sofferenze del Salvatore.

Al Carmelo di Beaune, Margherita non trovò solo profonda comprensione per la sua devozione e per il suo amore di Gesù Bambino, ma anche un fertilissimo terreno in cui il divino granello di frumento avrebbe potuto attecchire e svilupparsi rigogliosamente.

Nei primi anni della sua vita religiosa, ella ebbe indicibilmente a soffrire sotto gli assalti spesso durissimi ed accaniti del perverso nemico. Talvolta sembrava che la povera bambina dovesse lottare con "i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria". Tutto però serviva solo a purificare il suo amore, facendo sì che ella si rifugiasse unicamente ai piedi del Piccolo Gesù.

Ogni mattina ed ogni sera, Margherita trascorreva lungo tempo in orazione davanti al Piccolo Gesù. Quando cadde gravemente ammalata e sentì avvicinarsi la sua ultima ora, chiese insistentemente le si volesse accordare la gioia di vedere trasportato il suo caro Re della Grazia in prossimità dell'infer­meria, per poterlo fissare e compiere il suo estremo sacrificio sotto il suo sguardo.

Morì nel 1648, all’età di 20 anni.

Il decreto sulle virtù eroiche è stato promulgato il 10 dicembre 1905.

mardi, 28 mars 2017 02:00

Maddalena di San Giuseppe

Nacque a Parigi, da famiglia turonese, il 17 maggio 1578, sesta di quindici figli, crebbe a Parigi e a Tours, dove, nel 1603 incontrò Pietro de Bérulle che voleva e stava per introdurre il Carmelo teresiano in Francia.

Conquistata all'ideale proposto dal futuro cardinale, decise di entrare fra le Carmelitane Scalze. Nel luglio del 1604 a Parigi si unì al gruppo che, sotto la guida di Barbara Acarie (la futura b. Maria dell'Incarnazione), si preparava ad entrare nel Carmelo Teresiano.

Il 17 ottobre 1604, arrivate dalla Spagna le prime Carmelitane Scalze, Maddalena con le compagne entrò nel monastero dell'Incarnazione di Parigi, appositamente eretto, del quale il 12 novembre 1605 fu la prima professa. Il giorno seguente la b. Anna di S. Bartolomeo, compagna e confidente di s. Teresa, nominava la giovane religiosa maestra delle novizie, carica che questa tenne per due anni e mezzo, plasmando la prima generazione francese di Carmelitane Scalze che poi dovevano diffondere in tutta la nazione la fiamma teresiana, sempre sostenute dalla preghiera, dai consigli, dalla prudenza di Maddalena.

Il 20 aprile 1608 fu eletta priora, dimostrandosi subito spiritualmente e apostolicamente matura nel governo delle sue religiose e nell'irradiazione dell'ideale teresiano. Rieletta nel 1611, resse il monastero fino al marzo 1615. Nel luglio di tale anno fu inviata a Tours per aiutare la priora di quel monastero (fondato dal padre di Maddalena), poco preparata alla direzione monastica. Dopo breve sosta a Parigi (marzo-luglio 1616), l'8 luglio 1616 fondò il monastero di Lione e il 7 settembre 1617 un altro monastero, «La Madre di Dio», a Parigi, portando con sé Caterina di Gesù (m. 1623), insigne mistica di cui fu la confidente, la guida e, dopo la morte, su istanza della regina Maria de' Medici, la biografa.

Nel 1624 richiamata al monastero dell'Incarnazione di Parigi fu rieletta priora, restando in questo ufficio poi, fino al 1635.

Morì a Parigi, nel primo monastero dell'Incarnazione, il 30 aprile 1637.

Il 16 luglio 1789 venne promulgato il decreto sulle virtù eroiche.

mardi, 28 mars 2017 02:00

Chiara Maria della Passione

Nacque a Orsogna (Chieti) l’11 aprile 1610 da Filippo Colonna, duca di Paliano, e da Lucrezia Tomacelli. Fu battezzata col nome di Giovanna Vittoria.

Il 7 gennaio 1623, venne affidata alle Agostiniane del monastero di S. Giuseppe dei Ruffi, a Napoli, e dopo tre anni, il 21 ottobre 1626, fu vinta dalla grazia con una conversione intima completa, illuminata da una prima visione del Cristo e corroborata l’anno successivo dall’emissione del voto di verginità. Dio le aveva mostrato in visione un monastero di Carmelitane Scalze, facendole comprendere che la voleva tra le figlie di s. Teresa: il confessore, però, la spinse verso le Agostiniane dei Ruffi, delle quali ella prese l’abito con la promessa di farvi la professione.

Ricondotta in famiglia a Genazzano nel 1627 e poi a Roma, resistette al padre e a Ludovico Guglielmo, principe di Paternò, che la voleva sposare, e, avendo casualmente conosciuto il monastero di S. Egidio in Trastevere, nel quale riconobbe la piccola casa teresiana mostratale in visione, con l’autorizzazione di Urbano VIII, il 4 ottobre 1628 vestiva ivi l’abito carmelitano, professandovi il 4 ottobre dell’anno seguente e prendendo il nome di Chiara Maria della Passione.

Nel 1643 fu eletta priora, ufficio nel quale fu poi confermata; nel 1654 fu inviata a fondare il nuovo monastero di Regina Coeli eretto dalla sorella Anna Colonna-Barberini e, dopo un triennio di vicariato, nel 1657 vi fu eletta priora (ciò che avvenne poi altre tre volte). Governò il monastero con sapienza e prudenza, mantenendo in tutto un raro equilibrio pieno di fede e di carità.

Morì il 22 giugno 1675.

Il 22 agosto 1762 venne promulgato il decreto sulle virtù eroiche.

mardi, 28 mars 2017 02:00

Teresa Camilla di Gesù Bambino

Nacque in Francia nel 1757, figlia del Marchese de Soyécourt.

A 16 anni decise di entrare in monastero, ma dovette affrontare l’opposizione dei genitori che la volevano sposa. Aspettò la maggiore età per entrare nel Carmelo.

Gli inizi della vita monastica furono duri, essendo una vita austera.

Nel 1792, durante la rivoluzione francese, le monache vennero espulse dal loro convento. Si stabilirono in piccoli gruppi in appartamenti e continuarono la loro vita monastica. Molte vennero arrestate, tra cui la sorella Thérèse Camille, che verrà rilasciato dopo un periodo di carcerazione. Al termine di questo esilio forzato ritornò a Parigi e fondò una comunità religiosa clandestina.

Nel 1796, essendo tutta la sua famiglia deceduta durante la rivoluzione, ereditò le proprietà e iniziò a finanziare con diverse azioni il clero, le suore fuori di prigione o in condizioni di povertà. Nel 1797, acquistò il convento dei Carmelitani e vi installò il suo convento "clandestino", che diventerà "il fulcro di tutto il Carmelo francese”.

Per aver sostenuto il Papa Pio VII e i cardinali "neri", la madre Camilla venne esiliata a piacimento da Napoleone Bonaparte dal 1811 al 1813. Tornata a Parigi, continuò il suo lavoro per ripristinare il Carmelo e supportare il clero, come le altre comunità religiose. Nel 1845 vendette il convento dei Carmelitani all'arcivescovo di Parigi e si stabilì con le sue sorelle in un nuovo convento fondato appositamente per loro.

Morì il 9 maggio 1849, all'età di 91 anni.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" venne aperta nel 1938.

Nacque a Salvatierra, Guanajuato (Messico) il 27 di giugno 1934. 

Come tutti gli altri, era un bambino vivace e giocoso, ma anche molto intelligente e volenteroso di aiutare. Da ragazzo, cominciò a mostrare segni della sua vocazione missionaria, perché per 12 anni fece servizio per il catechismo. A 14 anni entrò nei Carmelitani Scalzi a Toluca, Stato del Messico, facendo poi il noviziato a Querétaro.

Si recò per motivi di studio a Washington, DC, per un anno. Fu ordinato il 29 giugno 1960. Nel 1962-1963 studiò a Roma; nel 1965 si recò alla missione di Tamazula, Durango, e poi a Tayoltita, città mineraria dove cambiò radicalmente la sua vita.

A causa di un incidente che si verificò il 15 maggio 1969, in Tayoltita, Durango, rimase tetraplegico. Questo incidente piuttosto che un ostacolo, divenne una nuova opportunità che Dio gli diede per andare avanti con il suo apostolato e parlare degli insegnamenti della nostra fede cattolica.

Nel giugno 1971 venne trasferito a Città del Messico. Frequentò l'Istituto Messicano di Riabilitazione (IMR) per la riabilitazione fisica. Durante la permanenza presso l'IMR, scambiò esperienze con altre persone con disabilità e diede sostegno spiritualmente.

Nel giugno 1972, giunse a Città del Messico un padre gesuita di nome Alfredo Martín Gallegos, della Fraternità Cristiana del Malato, un gruppo nato nel 1942 in Francia, che invitò il Padre Chavita ad aderire al movimento. Da quell’incontro nacque la grande opera del Padre Chavita, la Fraternità degli infermi e con difficoltà motorie, e si incominciarono a formare gruppi per varie città e stati del Messico. Padre Chavita dal 1976 continuò la sua incessante attività di consulente per la Fraternità, senza mai trascurare i propri doveri di sacerdote e frate carmelitano.

Morì il 21 Dicembre 1997. 

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" è stata aperta il 19 marzo 2007 presso l'Arcidiocesi di Guadalajara.

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