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Wednesday, 07 September 2016 02:00

Cunegonda Siwiec

Nacque a Siwcowka, diocesi di Cracovia, nel 1876 nona di dieci figli della famiglia Siwiec, da tutti chiamata con il diminutivo di Kundusia.

Respira la serenità del paesaggio e della sua famiglia il cui papà, anche in tarda età, andava al pascolo fischiettando e cantando e alla sera si incantava ad ammirare le sfumature del tramonto seduto davanti a casa. Kundusia impara a leggere ed a firmare partecipando, nei mesi invernali, ad una specie di “scuola serale”, nella quale suoi insegnanti sono gli abitanti più istruiti del villaggio.  In compenso cresce determinata, volitiva e profondamente religiosa, con un fidanzato, cui tiene molto e con il quale già fa progetti di matrimonio.

La svolta nella sua vita arriva nel 1896, partecipando alla missione popolare predicata da un padre redentorista: Kundusia, con i suoi 20 anni e un matrimonio in vista, scopre improvvisamente la sua vocazione: “vivere nel mondo, ma soltanto per Cristo”. Riorganizza così la sua vita attorno a questo ideale, dando la precedenza assoluta alle cose spirituali. Comincia con l’iscriversi all’Apostolato della Preghiera, poi frequenta un corso di catechesi per preparare al matrimonio le ragazze montanare e i bambini alla prima comunione, infine aderisce al Terz’Ordine carmelitano. Nel villaggio osservano la sua metamorfosi, da ragazza “come tutte” a, gradatamente, sempre più “di Gesù”: non sanno, ma riescono ad intuire che dietro a tutto questo c’è una grande intimità con il paradiso, scaturita e sostenuta da lunghe ore di preghiera “cuore a cuore” con Gesù.

Nel 1929 offre il terreno che le sarebbe toccato in eredità per costruire un “centro educativo”: una scuola regolare, insomma, quella che lei mai ha potuto frequentare, tenuta da suore patentate, che per di più si prendono cura dell’educazione di bambini ed adulti. Annessa al Centro viene costruita anche una cappella e solo da quell’anno, dunque, Kundusia ha la gioia e l’opportunità della messa quotidiana. L’Eucaristia mette le ali alla sua spiritualità e fa crescere la sua intimità con Gesù. Non si sa esattamente da quando, ma nella sua vita cominciano a verificarsi fenomeni strani, particolarmente dopo la comunione. Gli “addetti ai lavori” li definiscono “locuzioni interiori”, che altro non sono in fondo che rivelazioni interiori da parte di Gesù, della Madonna e dei santi. Kundusia lo rivela al suo confessore solo nel 1942, con un po’ di imbarazzo, ammettendo che ciò si verifica da tempo.

Questo “filo diretto” con il paradiso la porta gradatamente a maturare la decisione di offrire la sua vita in riparazione dei peccati del mondo e far crescere in lei una oblatività completa, in unione al sacrificio di Gesù sulla croce. Da Kundusia cominciano ad affluire persone semplici e colte, sacerdoti e religiose per un consiglio, un aiuto spirituale, un incitamento al bene: tutti ricevono da questa donna illetterata ciò di cui hanno bisogno. Entrando in casa sua la trovano impegnata con i fratelli nella lettura di opere mistiche, che lei commenta con una profondità e competenza che stupiscono anche fiori di teologi. La sua unione completa con Gesù raggiunge il culmine con l’accettazione gioiosa della sofferenza: nel 1948 viene colpita da un tumore osseo con metastasi diffuse, con sofferenze indicibili nascoste dietro il suo consueto atteggiamento sorridente e scherzoso. Tutto viene offerto in riparazione dei peccati del mondo, tutto vissuto in unione al sacrificio della croce.

Muore serenamente, tra dolori lancinanti, il 27 giugno 1955. 

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama si santità" è stata aperta il 21 dicembre 2007 e chiusa il 28 ottobre 2011 presso l'Arcidiocesi di Cracovia. Il decreto di validità è stato concesso il 1 marzo 2013.

Nacque ad Amburgo, Germania, il 10 novembre 1810. Suo padre era un ricco commerciante. Sua madre lo conduceva, ancora bambino, alla sinagoga, dove l’ascolto della Torah, gli trasmetteva un vago senso dell’assoluto. In collegio a sei anni, in ambiente protestante, appare singolarmente inclinato allo studio delle lingue, ancora di più alla musica. Inizia a studiare e a suonare pianoforte, così che presto si sente un genio, in grado di superare il suo stesso maestro.

"Putzig"

Nel 1831, si reca a Parigi, per perfezionare lo studio del pianoforte alla scuola di Liszt. Ha 12 anni ed è un bambino-prodigio. Liszt lo soprannomina "Putzig" e lo considera il suo allievo migliore di tutti, quindi il suo prediletto, impareggiabile nelle doti, nella musica. Presto diventa un piccolo idolo, corteggiato nei salotti dell’alta società, ammirato e vezzeggiato da musicisti e scrittori, come la celebre George Sand. Ha un’insaziabile sete di amore e di felicità ed è lusingato dai brillanti successi; sempre più ambizioso e vanitoso, per dieci anni condurrà una vita irrequieta e passionale. Concerti, sempre alla ribalta. Vita nel "bel mondo" dove l’arte si congiunge spesso al peccato. Prende la mania del gioco d’azzardo e accumula debiti su debiti. Nel 1841, "Putzig", dopo otto anni di amicizia, rompe con Liszt, anche se è il suo allievo più dotato. Lo avrebbe rivisto e si sarebbe riappacificato con lui solo 20 anni dopo, a Roma, quando entrambi avranno cambiato vita.

"L’Ostia che attrae"

Un giorno di maggio 1847, quando ormai ha 27 anni, è richiesto di sostituire temporaneamente il direttore del coro della piccola chiesa di S. Valeria. Al termine della funzione religiosa, Hermann si accorge che sull’altare addobbato, tra le candele accese e i fiori, è esposto un prezioso "oggetto" in oro che il sacerdote alza con devozione, tracciando un segno di croce su tutti i presenti inginocchiati. "Provai - dirà - un’emozione particolare come io prendessi parte alla benedizione, che tuttavia non sembrava destinata a me". Gesù Eucaristico, dall’ostensorio, iniziava su Hermann Cohen, ebreo figlio di ebrei, la sua mirabile attrazione di amore. Da quel giorno, ogni venerdì, si sente spinto da un impulso irresistibile, a partecipare alla funzione mariana e ogni volta prova lo stesso struggente dolore mentre il sacerdote imparte la benedizione con il santissimo Sacramento. Cade in ginocchio, pur senza sapere davanti a Chi si inginocchia. Comincia per settimane a frequentare la Messa, senza capirne nulla, fino a quando trova il coraggio di aprirsi a un sacerdote:

"Raccontai ciò che mi era capitato. Egli mi ascoltò con interesse e mi raccomandò la calma, la perseveranza nelle mie disposizioni e la fiducia nelle vie che il Signore, senza dubbio, mi avrebbe fatto conoscere. In questo stato d’animo, andai a Ems, in Germania, per un concerto. Appena arrivato, andai dal parroco della piccola chiesa. Il giorno successivo, l’8 agosto 1847, era domenica e senza timore, nonostante la presenza dei miei amici, andai a Messa. Al momento della consacrazione, sentii fiumi di lacrime scorrere dai miei occhi. La Grazia divina mi aveva colmato. Bagnato di lacrime, avvertivo un forte dolore di pentimento per la mia vita passata. All’improvviso, offri a Dio una confessione generale di tutti i miei peccati. Li vedevo tutti dinanzi a me, i miei peccati, a migliaia, brutti, ripugnanti… D’altra parte sentivo una calma sconosciuta… che Dio misericordioso mi avrebbe perdonato, per il mio profondo pentimento, per il mio amaro dolore. Sì, sentivo che Dio accettava come espiazione la mia decisione a amarlo sopra ogni cosa e di convertirmi. Uscendo dalla chiesa di Ems, mi sentivo cristiano-cattolico, anche se non avevo ancora ricevuto il Battesimo".

Tornato a Parigi, Hermann, il 28 agosto 1847, festa di S. Agostino, alle tre del pomeriggio, nella Chiesa di Nostro Signore di Sion, riceve il Battesimo con il nuovo nome di Agostino, da Mons. Legrand. L’8 settembre successivo, la I° Comunione a 27 anni. Il 3 dicembre, la Cresima, da Mons. Affre, Arcivescovo di Parigi. Ricorderà:

"Impaziente, aspettavo con ansia il più bel giorno della mia vita, in cui avrei ricevuto Gesù per la prima volta e piangevo di gelosia mentre vedevo altri accostarsi alla S. Comunione. Finalmente fui ammesso, e Gesù Eucaristico mi trasformò in un uomo nuovo, mi protesse dagli attacchi seducenti del mondo. Questo tesoro mi tirava via da tutto ciò che una volta mi teneva legato". D’ora in avanti, Hermann Cohen, l’ebreo convertito a Cristo, sarà l’innamorato di Gesù-Ostia "alla follia".

"P. Agostino del SS.mo Sacramento"

Presto gli matura in cuore un desiderio solo: diventare sacerdote e carmelitano. Ma per due anni, è obbligato a dare concerti per guadagnare i soldi con cui pagare i debiti, che ammontano a 30 mila franchi. Intanto, il suo unico polo d’attrazione ormai è solo Gesù nel SS.mo Sacramento. Passa lunghe ore in adorazione davanti a Lui. Lo affascina l’adorazione notturna, in riparazione dei peccati del mondo, per la salvezza dell’umanità. Per consigli del suo direttore spirituale, cerca un gruppo di uomini pieni di fede e con loro, il 6 dicembre 1848, inaugura l’adorazione notturna a Gesù Eucaristico nella chiesa di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi. Di lì, si diffonde in altre parrocchie della capitale francese, quindi in tutta la Francia. Herman scrive: "Una sete ogni giorno più ardente mi spinge all’Eucaristia, questa sorgente d’acqua viva. Per contemplarti, sempre, o Gesù, le ore della giornata mi sfuggono troppo veloci; ho cercato attorno a me fedeli che bruciassero dello stesso fuoco e siamo andati insieme a trascorrere le notti nelle tue chiese… notti indescrivibili! O mio Gesù, mi hai attirato a Te con dolcezza e tenerezza, così amabilmente che anche l’ultimo filo tra me e il mondo si è strappato e mi sono affrettato a gettarmi tra le tue braccia… a vivere totalmente per Te e sempre unito a Te".

A 28 anni, Hermann entra nel Carmelo a Broussey e il 12 settembre 1849, veste l’abito religioso con il nome di fra Agostino del SS.mo Sacramento. Seguono il noviziato e rapidi e intensi studi teologici. Il 19 aprile 1851, Pasqua di risurrezione del Signore, è ordinato sacerdote. È al culmine della sua vita, della sua gioia. Dalla sinagoga, per mezzo della Madonna SS.ma, è giunto all’altare di Gesù Eucaristico, a essere per sempre suo ministro, che offre al Padre il suo perenne sacrificio. Quale grandezza e quale meraviglia, quale felicità! Più che mai è "sacerdos propter Eucaristiam". Inizia da allora un incessante apostolato di predicatore, coronato da enorme successo in Francia e in Europa. La sua conversione e la sua ascesa al sacerdozio suscitano stupore anche al di là della Francia e da ogni dove molti desiderano ascoltarlo. A S. Sulpice a Parigi, la gente affluisce curiosa per la sua prima predica. P. Agostino, chiede perdono per lo scandalo che prima aveva dato in città e poi parla della gioia, la vera gioia:

"L’ho cercata nella celebrità dell’artista, nell’amicizia di uomini famosi, nei divertimenti. E voi, fratelli miei, l’avete trovata? L’uomo è creato per la felicità, ma la maggior parte la cerca dove non si può trovare . Io l’ho trovata, la godo e ne ho talmente tanta che trabocco di gioia. Solo Dio è la gioia e può colmare il desiderio dell’uomo. Esiste una sola felicità: amare Gesù e essere amato da Lui. Gesù Eucaristico è la Vita e la Felicità".

"Opere grandi"

Il suo ardente amore per Gesù Eucaristico e per Maria SS.ma suscita in tutta Europa innumerevoli conversioni e battesimi, anche fra gli ebrei. Una gioia particolare per P. Agostino sono le conversioni dei suoi parenti dall’ebraismo alla Chiesa Cattolica. Il 19 giugno 1852, dà il Battesimo a sua sorella Henriette. Quattro anni dopo, il 14 ottobre 1856, battezza suo nipote Georges di 11 anni. Quando il padre del ragazzino viene a saperlo, pieno di collera, lo rinchiude in una scuola protestante. Georges soffre moltissimo ma persevera nella fede, nei lunghi mesi d’esilio. La sua perseveranza porta alla conversione lo zio Albert che dichiara: "Una religione che dà a un bambino tanto coraggio, dev’essere davvero divina". Così P. Agostino battezza anche il fratello maggiore Albert. Animato dallo stesso ardore per Gesù e per condividere con altri fratelli la dedizione a Lui, nel 1859, ripristina il convento carmelitano di Lione. Si incontra in quell’anno con il S. Curato d’Ars, vicino alla sua ultima ora, che gli predice un luminoso cammino di santità e opere grandi nella Chiesa. Il 5 agosto 1862, parte per l’Inghilterra per fondare un convento a Londra, nel fervido clima di rinascita del Cattolicesimo in quell’isola. Dove egli passa, è la luce e l’amore a Gesù Eucaristico che illumina, trasforma e santifica le anime e fa ardere di zelo i sacerdoti e i religiosi. Per vivere più intensamente la sua consacrazione religiosa, nel 1868, si ritira nel "deserto" di Tarasteix, quindi si reca a Lourdes, dove è guarito miracolosamente da grave malattia agli occhi. Quanto gli resta di vita, lo consumerà per Gesù in un vero incendio di amore, come narra la bella biografia scritta dal P. Antonio di Maria SS.ma, Dalla Sinagoga all’Eucaristia (Postul. Generale O.C.D., Roma, 1961).

Nel 1870, dopo la sconfitta francese a Sédan, è costretto a lasciare la Francia. La prima tappa dell'esilio è a Montreux, in Svizzera, come cappellano dei profughi. Quindi il 24 novembre riparte per Spandau, presso Berlino, dove si prende cura di 5500 prigionieri francesi, ai quali fa sentire la carità di Cristo e la luce fulgente che scaturisce da Lui Eucaristico.

Il 20 gennaio 1871, muore di vaiolo a soli 50 anni, incandescente di amore a Gesù. Sino all’ultimo aveva spiegato: "Ho attraversato il mondo, ho visto il mondo, ho amato il mondo. Una cosa ho imparato nel mondo: che non dà la felicità. Poi Maria SS.ma mi ha svelato il segreto dell’Eucaristia e ho compreso che l’Eucaristia è la vita, la felicità. Non ho altra madre che la Madre del Bell’Amore, la Madre dell’Eucaristia. Ella mi ha dato Gesù Eucaristico e Gesù Eucaristico mi ha rapito il cuore".

Il 19 gennaio del 2016 si è dato inizio, presso l'Arcidiocesi di Bordeaux, all'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità".

Thursday, 01 September 2016 02:00

Anastasio Alberto Ballestrero (cardinale)

Nacque a Genova il 3 ottobre 1913, primo dei cinque figli di Giacomo Ballestrero e Antonietta Daffunchio.

Entrò nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Il 6 giugno 1936 fu ordinato sacerdote. Partecipò al concilio Vaticano II in quanto superiore generale dei Carmelitani, incarico che ricoprì per 12 anni, dal 1955 al 1967. Il 21 dicembre 1973 fu eletto arcivescovo di Bari e Canosa. Ricevette la consacrazione episcopale il 2 febbraio 1974.

Nel 1975 predicò gli esercizi spirituali a Paolo VI e alla Curia vaticana. Il 1º agosto 1977 fu chiamato a succedere al cardinal Michele Pellegrino e venne nominato arcivescovo di Torino. Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 30 giugno 1979. Dal 1979 al 1985 fu presidente della Conferenza episcopale italiana. Il 5 febbraio 1980 ufficializzò la costituzione della Caritas diocesana torinese dopo un periodo sperimentale durante il quale era stata gestita dall'ingegner Giorgio Ceragioli.[2][3] In quell'occasione nominò direttore don Piero Giacobbo, il quale nel 1986 venne sostituito nella guida della Caritas da don Sergio Baravalle.[2]

Le sue lettere pastorali, come pure i due convegni ecclesiali diocesani che si tennero durante il suo episcopato (Evangelizzazione e promozione umana e Sulle strade della riconciliazione), ebbero una notevole influenza sul cammino della Chiesa torinese di quegli anni.[4]

Il 14 novembre 1983,[5] dopo la decisione dell'ex re d'Italia Umberto II di donarla alla Chiesa cattolica, fu nominato custode della Santa Sindone; in tale veste rese note le risultanze degli esami effettuati sulla reliquia con il metodo del carbonio-14.[6]

Lasciò l'incarico di arcivescovo di Torino il 31 gennaio 1989. Morì a Bocca di Magra, nella casa di spiritualità carmelitana dove si era ritirato, il 21 giugno 1998 all'età di 84 anni. È sepolto nella cripta dell'eremo del Deserto di Varazze.

Il 9 ottobre 2014 si è dato inizio, presso l'Arcidiocesi di Torino, all'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità".

Friday, 02 September 2016 02:00

Anita Cantieri

Nacque a Lucca il 30 marzo 1910. I suoi genitori, Davino ed Annunziata, erano contadini di modesta condizione; ebbero 12 figli.

Il 3 aprile fu battezzata; ricevette il sacramento della cresima il 3 ottobre 1915 e il 7 maggio 1916 la Prima Comunione.

All'età di dodici anni decise di donarsi completamente a Dio, sentendo la chiamata alla vocazione religiosa. Il 24 maggio 1930 entrò come probanda dalle Suore Carmelitane di S. Teresa di Campi Bisenzio (Firenze).

Entrata in convento, vi restò per 14 mesi, ma fu dimessa nell'agosto del 1931 poiché soffriva di disturbi fisici di natura non ben precisata. Alcuni anni dopo fu accolta nel Terz'Ordine secolare carmelitano, nel quale prese il nome di Teresa di Gesù Bambino. Umile, silenziosa, sorridente, cercò di vivere il motto-programma: "Amare, patire, tacere: tutta qui è sintetizzata la mia vita". Nell'ultimo periodo della sua vita, anche se ridotta all'immobilità del letto dalla sua malattia, Anita si fece promotrice ed animatrice di numerose iniziative parrocchiali ed apostoliche.

Morì il 24 agosto 1942.

Il decreto sulle virtù eroiche è stato promulgato il 21 dicembre 1991.

Thursday, 01 September 2016 02:00

Elisabetta della Beata Vergine Maria

Nacque nell'ottobre del 1831. Era la più grande di otto fratelli della famiglia ricca e religiosa di Vypussery di Ochanthuruth.

All'età di 16 anni, Eliswa, il cui nome è una versione Malayalam del nome Elisabetta, sposa Vareed Vakayil, un vecchio uomo d'affari di Koonammavu vicino a Varapuzha. La famiglia Vakayil, che tradizionalmente si occupava di zenzero secco ( chukku ) e di altri beni, aveva poteri amministrativi su grandi aree di terra a Koonammavu.

Alla morte del marito, come era usanza in quel periodo Eliswa vedova e ricca avrebbe dovuto risposarsi. Rifiutò tutte le proposte e trascorse il suo tempo nella preghiera e nella cura dei poveri, vivendo in una semplice capanna con un tetto di paglia costruita presso la casa di Vakayil a Koonammavu.

Nel 1862, Eliswa confessò il suo desiderio di servire Dio al suo parroco, un giovane italiano chiamato p. Leopoldo. Nel 1866, le prime monache di Kerala formarono la Congregazione delle Carmelitane Teresiane (CTC) sotto TOCD. Il primo convento era una semplice casa di bambù a Koonammavu, sulla terra una volta amministrata da Vareed Vakayil. La congregazione, sotto la Madre Eliswa, aveva il compito di insegnare alle ragazze che non avevano alcun mezzo per conseguire una adeguata istruzione. La scuola LP di St. Joseph a Koonammavu è stata fondata nel 1868 come la prima scuola cattolica per ragazze a Malabar. La missione di Madre Eliswa nella vita era quella di educare ragazze.

Quando si trasferì a Varapuzha dopo la separazione dei riti latini e siriani della Chiesa, fu istituita la Scuola di San Giuseppe per le ragazze a Varapuzha.

Madre Eliswa morì il 18 luglio 1913.

L’Inchiesta diocesana sulla “vita, virtù e fama di santità” si è chiusa il 5 novembre 2014. Il 7 aprile 2017 è stato concesso il decreto di validità.

Thursday, 01 September 2016 02:00

Gerardo di Santo Stefano Re

Nacque nel villaggio di Đurđin a Bač dai genitori Jose Stantić e Đula (Julije) Jagić. Entra nel Carmelo a Graz il 9 settembre 1896, emise i voti solenni il 11 settembre 1897, fu ordinato sacerdote nel 1902.

Fu il primo croato, cioè l'unico che sapesse parlare croato tra i sacerdoti del monastero carmelitano di Sombor, appena fondato (1904), che allora apparteneva alla provincia carmelitana ungherese.

Nella sua opera, padre Gerard Tomo Stantić è stato esemplare e zelante verso i membri di tutte le nazioni, sia i suoi croati, ungheresi e tedeschi. Come sacerdote, si dimostrò esemplare nel suo lavoro, nella confessione e nella cura dei malati. Progettò di portare i Carmelitani in Croazia e l'arcivescovo Alojzije Stepinac aiutò a realizzare il suo piano. I progetti furono interrotti dalla seconda guerra mondiale, e la realizzazione definitiva del suo progetto avvenne solo dopo la sua morte, nel 1959, quando i Carmelitani giunsero a Zagabria ( Remete ), dove fondarono un monastero nel 1960, e successivamente a Spalato e nell'isola di Krk .

Morì il 24 giugno 1956. Le sue spoglie riposano nella chiesa del monastero dei Carmelitani di Sombor.

L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 21 settembre 2003. Il 30 novembre 2006 è stato concesso il decreto di validità.

Thursday, 01 September 2016 02:00

Giacomo di Gesù

Nacque il 29 gennaio 1900 a Barentin, in Normandia, in una famiglia povera e laboriosa.

A 12 anni entra al Seminario di Rouen. Allo scoppio della prima guerra mondiale dovrà interrompere gli studi per svolgere il servizio militare a Montlignon. Tornato in Seminario continua il suo lavoro di educatore all’Istituto S. Giuseppe di Havre. Spesso si ritira con Dio nel silenzio di una cappella di campagna o nella calma e nello splendore della creazione. «Come si sente vicino il buon Dio immersi nella natura!». Organizza visite alle abbazie, ai siti storici e più tardi, anche dei campi estivi per i bambini.

L’11 luglio 1925 è ordinato sacerdote. Accompagna i suoi scouts in Inghilterra, a Plymouth, e lì, durante la conversazione con il capo scout inglese, spiega una delle gioie del sacerdote cattolico: l’emozione che prova quando trasforma il pane, durante la Messa, nel Corpo di Cristo, trovandosi improvvisamente a faccia a faccia con Dio. Il giovane soldato di Montlignon sognava di diventare un trappista, il sacerdote infaticabile di Havre aspira a diventare un carmelitano: scopre infatti che nel Carmelo è possibile essere un monaco e un apostolo. «Il Carmelo è proprio il mio ideale di vita religiosa: vivere in solitudine con Dio, in un contatto intimo con Lui; lasciare poi il chiostro per andare a portare Dio alle anime; farlo conoscere ed amare… e ritornare poi a ritemprarsi nell’orazione che è il cuore a cuore con Dio!... Il convento può far paura quando lo si vede dall’esterno. È tutto bagnato di luce, di pace e di gioia, quando ci si vive dentro».

Dopo anni di dolorosa attesa, anni imposti dal Vescovo della diocesi riluttante a lasciare partire questo sacerdote fuori dal comune, finalmente il 2 agosto 1931 Lucien entra al Carmelo di Lille. Il 15 settembre 1932 riceve l’abito e il nome di Jacques de Jésus (Giacomo di Gesù). «L’uomo vuole trovare la sorgente della vita, una vita piena, una vita infinita…Il Carmelitano Scalzo è alla sorgente della vita... I Carmelitani sono dei ricercatori di Dio. Come Elia, essi affondano nel silenzio e come lui, giorno e notte, essi contemplano Dio, di una contemplazione viva dove il cuore mangia Dio nell’oscura comunione della vita mistica. Non è la solitudine della sterilità, o il silenzio della pigrizia! Questa solitudine è popolata dalla ricca vita di Dio. Il silenzio è pieno dell’immensa voce di Dio».

I suoi Superiori gli affidano la creazione e la direzione di un piccolo collegio, dedicato a S. Teresa di Lisieux. Egli parte dal niente ma infonde un’ “anima” a questa casa, caratterizzata da un’atmosfera familiare di semplicità e di fiducia. Un insegnante esclama: «Moderno collegio, acqua, gas, elettricità… e P. Jacques su tutti i piani». Materialmente, moralmente, intellettualmente e spiritualmente, è proprio lui l’anima della casa: è tutto, si dona a tutti. Per P. Jacques l’istruzione ha un solo obiettivo: «Formare degli uomini... degli uomini liberi… dei santi». Egli risveglia nei giovani il “più” che è in ciascuno, li rende uomini capaci di sviluppare tutte le loro capacità, plasma le loro menti al “gusto del bello” attraverso una formazione letteraria, artistica e musicale. Egli ritiene che bisogna seguire il bambino sempre con tatto ed affetto. «La dolcezza è la caratteristica dell’azione pedagogica, è la disposizione radicale, lo stato d’animo permanente dell’educatore… non è debolezza… è una forza tranquilla, dà pace ed ispira sicurezza, dissipa il turbamento, scioglie l’angoscia». La vera educazione mira a “liberare” progressivamente il bambino fino a farlo partecipare il più ampiamente possibile alla somma libertà di Dio. Santità e libertà vanno insieme. Egli insegna così ai suoi studenti il risveglio della vita interiore attraverso il silenzio e la contemplazione. “Una testa ben fatta" non è sufficiente se l’anima non è intrisa di spirito di servizio e non è collegata alla vita della grazia.

Quando nel 1939 scoppia la guerra è chiamato come cappellano nell’esercito francese. Si mette a fianco di coloro che soffrono, di coloro che sono perseguitati: «se verrò fucilato rallegratevi, perchè avrò realizzato il mio ideale: dare la vita per coloro che soffrono». Tornato al Piccolo Collegio di Avon egli riprende il lavoro di insegnante e, in accordo con il suo Provinciale, ospita e nasconde sotto falso nome tre bambini ebrei per salvarli dalla deportazione. Il 15 gennaio 1944 la Gestapo riunisce tutti gli studenti nel cortile. P. Jacques viene arrestato ma, prima di essere portato via, guarda gli studenti e grida loro: «Arrivederci ragazzi…A presto!» . I tre bambini ebrei moriranno poche settimane dopo nelle camere a gas di Auschwitz. Dal carcere di Fontainebleau P.Jacques passa a vari campi di concentramento: Compiègne, Sarrebruck, Mauthausen, Güsen. La sua personale missione di carmelitano fiorisce in un “chiostro” di sempre più grandi dimensioni.

Di tappa in tappa, il suo cuore e il suo essere si infiammano di carità…«Non conosco che una legge: il Vangelo e la carità». Egli rifiuta così una liberazione comprata al soldo o la clandestinità e sceglie di seguire i suoi compagni di sventura, di farsi compagno di ciascuno di essi. «Abbiamo bisogno di sacerdoti nelle carceri», «Non voglio partire, ci sono troppi scontenti, troppe sofferenze, lo sento, bisogna che resti... Soffrire è il mio lavoro». E la sua è una scelta coraggiosa: all’interno di un ambiente che non off re protezione o garanzie, si espone in prima persona per salvare chiunque venga oltraggiato, ebrei ed oppositori al regime, e non esita, a rischio della propria vita, a celebrare più volte l’Eucaristia. Discepolo di santa Teresina, ogni sera padre Jacques offre se stesso come vittima d’olocausto all’Amore misericordioso di Dio. Egli avverte l’urgenza di trasformare le baracche in un vero laboratorio di ecumenismo. Sotto il suo sguardo di compassione, i detenuti diventano una grande famiglia. Egli li incontra tutti, cattolici e comunisti, nella loro diversità, senza pregiudizi, senza preconcetti. «Non mi interessa, incontrare dei cristiani. Sono gli altri che mi piacerebbe incontrare». Davanti alla sporcizia ripugnante dell’infermeria, ottiene il permesso di occuparsene. «Egli pulisce i pazienti uno per uno, fa un lavoro sovrumano». La sua generosità e dimenticanza di sè è tale che anche Korff , nazista famoso per i suoi crimini, ne è come incantato: «Che uomo! Non ha che un difetto: quello di non essere nazista!».

Sopporta ogni disagio e ogni persecuzione per “fare il suo purgatorio in terra”. Si priva del riposo per ascoltare, consolare, confessare. «Non ho il diritto di avere più di chiunque altro, perché sono prete e devo dare l’esempio». Egli dona così il suo pane a coloro che sono affamati, offre il suo corpo sacerdotale, briciola dopo briciola, e soddisfa la sua piena dimensione di Eucaristia. Egli lotta per la dignità di ogni uomo, riesce a risvegliare il pensiero e la riflessione, aiuta a rimanere liberi interiormente, anche se il corpo è incatenato, annientato. «Quando si incontrava P. Jacques non si aveva più vergogna di essere uomini… La sua presenza era la prova del Dio vivente”. Egli trae la sua energia di vita e di donazione nella contemplazione di Cristo sulla Croce. “Non c’è dubbio, Cristo è qui, in mezzo a noi, come era sulla Croce, e si può contemplare».

Il 5 maggio 1945, il campo è liberato dagli americani. P. Jacques è sempre più debole. Trasferito all’ ospedale di Linz, in Austria, si spegne lentamente. «Per gli ultimi istanti, che mi si lasci solo!»: queste sono state le sue ultime parole. Affetto da tubercolosi muore di stenti il 2 giugno 1945.

L'inchiesta diocesana sulla "vita, martirio e fama di martirio" si è chiusa il 31 marzo 2006. Il decreto di validità è stato concesso il 21 novembre 2008.

Friday, 02 September 2016 02:00

Gioacchino di Regina Pacis

Nacque a Sassello, Provincia di Savona, il 12 febbraio 1890, da Ramognino Giacomo e Badano Caterina. Fu battezzato con il nome di Giacomo Pietro. Il papà preferì chiamarlo Leone e così lo registrò in Comune, a onore del Papa Leone XIII.

Dopo le scuole elementari, il padre lo mise presto in un laboratorio a imparare il mestiere del falegname.  A 17 anni già lavorava in bottega come il padrone. A 25 anni partecipò alla Prima Guerra mondiale, fra i pontieri della V Compagnia. Fece nascere fra i soldati la devozione al S. Bambino Gesù di Praga, già conosciuta dai liguri. Nel 1918, il caporale Nino con i suoi bravi pontieri, noncuranti del pericolo del Piave in piena, si pose al lavoro per dare un passaggio alle truppe del XXII Corpo d'Armata che, nella notte del 26 ottobre, transitarono sul ponte da lui fortificato, l'unico rimasto viabile dopo la piena. Gesù Bambino era passato in testa a loro, portato da “Nino” e dal gruppo degli “Arditi”. Egli ricevette in seguito l'onorificenza di cavaliere di Vittorio Veneto.

In memoria del dono della pace, Leone Ramognino, fece costruire, collaborando con l'infaticabile Mons. Pirotto (poi vescovo di Troia in Foggia), il santuario al Monte Beigua, in onore di Maria Regina della Pace. Reduce, dal 1919 in avanti, si diede pertanto anima e corpo all'animazione della parrocchia. Si può dire che fondò il Gruppo Giovanile Cattolico S. Luigi. Visse intensamente la vita associativa delle Confraternite di cui faceva parte e della Società Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso di S. Alfonso M. de' Liguori. Cooperò pure alla nascita degli Esploratori Cattolici a Sassello.

L'Anno Santo del 1950 sarà poi per Nino il tempo di una grande svolta, l'anno in cui entrò nel Carmelo, al convento del Deserto, all’età di 61 anni. Fu aiutato, in particolare, dal Padre Anastasio Ballestrero, allora Provinciale, che subito strinse con lui una profonda amicizia, fondata sulla stima della sua anima pura di “bambino di Dio”. Nel 1967, dopo dieci anni di terziariato regolare, per diretto interessamento del P. Preposito Generale P. A. Ballestrero, Fra Gioacchino (nome religioso che scelse), fu ammesso, alla Professione Solenne, direttamente nel Primo Ordine, senza l'anno canonico di Noviziato.

Divenuto religioso Carmelitano Scalzo, egli fu il Custode del Santuario di Regina Pacis, nel frattempo affidato alla cura dei Carmelitani scalzi. Si definiva bonariamente «un povero fagotto». La gente di Sassello (Acqui Terme), lo chiamava e lo ricorda ancora come «Ninu u santu», cioè Nino il santo. Caratteristica era la sua speranza. Comunicava una certezza luminosa. L'amore di Dio poi lo esprimeva in modo speciale con la preghiera. S'immedesimava in Dio, si staccava da tutto, e ritornava a tutti con più amore. Si potrebbe dire che era un «Grazie» a Dio continuo e anche un grazie ai fratelli. Fra Gioacchino aveva un sorriso che noi non abbiamo più, e non riusciamo più ad avere. In lui si vedeva trasparire il cielo e la bellezza e la tenerezza della Vergine Madre Maria.

Morì, al Deserto di Varazze, il 25 agosto 1985. 

L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 6 gennaio 2015. Il 13 maggio 2016 è stato concesso il decreto di validità.

 

 

Friday, 02 September 2016 02:00

Giovanni di Gesù Maria (Galaguritano)

Nacque nella città di Calahorra in Spagna il 27 gennaio 1564 da Diego de San Pedro e da Anna De Ustarroz.

All'Università di Alcalà de Henares insieme agli studi di filosofia e teologia si specializzò in lingua latina e greca, divenendo elegante latinista, eccellente dialettico nelle controversie scolastiche e conoscitore della lingua ebraica.

Nel 1582 entrò nel noviziato di Pastrana dei Carmelitani Scalzi prendendo il nome di Juan de Jesus Maria e il 23 gennaio 1583 emise la sua Professione. Nel 1584 fu mandato in Italia nella comunità di Genova appena costituita; qui fu ordinato sacerdote nel 1590. Prima a Genova, poi a Roma, fu maestro dei novizi, incarico che contraddistinse il ministero di tutta la sua vita. Nel 1584 fu mandato a Roma come maestro dei novizi e nel 1597 ebbe l'incarico di rivedere le costituzioni e le leggi dell'ordine dopo che Clemente VIII aveva reso indipendenti il ramo italiano da quello spagnolo.

Nel Capitolo generale del 1605 Giovanni di Gesù Maria fu eletto consigliere generale e maestro dei novizi. In quello del 1608 fu eletto procuratore generale dell'Ordine, ufficio con il quale portò avanti la causa di canonizzazione di Madre Teresa di Gesù della quale fu uno dei primi biografi.

Nel Capitolo generale del 1611 celebrato a Montecompatri, Giovanni di Gesù Maria fu eletto Preposito generale. Durante il suo generalato fu istituito il "Seminario delle missioni" dapprima presso la piccola Chiesa di San Paolo negli orti sallustiani di Roma (oggi Santa Maria della Vittoria), trasferito in seguito presso la Basilica di San Pancrazio fuori le mura. Grazie ai frutti di questo Seminario i Carmelitani Scalzi poterono aprire case a Ormutz, nel Golfo Persico, a Tatta, sulla foce dell'Indo, a Goa, in Inghilterra (1614), a Parigi, Lovanio, Leopoli (nel 1613, con lo scopo di favorire la riconciliazione dei Ruteni a Roma), Colonia, Milano (1622). Bologna.

Terminato il suo mandato di superiore generale e prevedendo prossima la fine, si volle ritirare nella splendida solitudine di Montecompatri. Qui morì il 28 maggio 1615.

Il 7 maggio 1999 è stato concesso il decreto di validità dell'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama si santità".

Il 25 novembre 2021 è stato promulgato il decreto delle virtù eroiche.

Friday, 02 September 2016 02:00

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