Maria Felicia di Gesù Sacramentato

Carmelitana Scalza (1925-1959) Carmelitana Scalza (1925-1959)

Nacque a Villarrica (Repubblica del Paraguay) il 12 gennaio 1925. Primogenita di sette fratelli nata dal matrimonio di Ramón Guggiari e Arminda Echeverría. Fu battezzata a tre anni. Aveva cinque anni quando entrò come prescolare nel Collegio “Maria Ausiliatrice”. A dodici anni fece la Prima Comunione. “Da allora – scrisse poi – feci il proposito di essere sempre migliore, più buona”. Le turbolenze politico-militari del Paraguay cominciarono a condizionarla molto presto, giacché suo padre Ramón era noto come contrario alle ideologie fasciste. Molte volte dovettero soffrire i suoi figli e la sua famiglia, poiché ebbe a soffrire egli stesso l’esilio per questo motivo. Per questo solo con difficoltà poté terminare gli studi primari. Nel 1940 iniziò i suoi studi secondari fino ad ottenere il titolo di Maestra Normale. La data, però, più determinante nella sua vita di giovane fu quando nel 1941 aderì all’Azione Cattolica, in quello stesso anno istituita in Paraguay. Nelle riunioni di A.C. apprese a conoscere e ad amare Gesù, che dal quel momento in poi fu per lei l’Ideale di cui si innamorò appassionatamente. A 17 anni si consacrò all’apostolato (cioè a Gesù) in verginità. Durante tutta questa prima gioventù Maria Felicia visse dedicandosi interamente all’Amore, che riceveva quotidianamente a costo di alzarsi di buon ora e recarsi alla messa a digiuno, per poter fare la comunione, e dopo compiere tutta la mattina i suoi studi di Maestra normale o il suo tirocinio di maestra nel Collegio “Cervantes” o in quello di “Maria Ausiliatrice”; il resto della sua giornata lo trascorreva visitando gli infermi e gli anziani, nelle riunioni di A.C., con un impegno speciali alle sue “piccolissime”, impegnandosi in casa nel servizio ai fratellini. “Mai ricevemmo da lei per le nostre monellerie – confessano – più che un sorriso ammonitore, tanto più che a volte lo facevamo apposta per farle perdere la pazienza; senza ottenerlo, chiaramente”. Fuori di casa, vestiva sempre con uno spolverino bianco, per due ragioni: perché fin dalla sua prima Comunione prese il vestito bianco come simbolo della limpidezza della sua anima; per questo si preoccupava della bianchezza del suo spolverino ricordando a se stessa come avrebbe dovuto tenere la sua anima; e, secondo, perché un abito più borghese (suo zio Giuseppe P. Guggiari era stato Presidente della Repubblica) le avrebbe impedito un naturale avvicinamento ai suoi cari poveri infermi. Dovette soffrire molto anche in questa sua seconda gioventù in Villarrica a causa della guerra civile del 1947 e delle sue conseguenze: il lungo esilio del papà in Argentina, le conseguenti ristrettezze economiche, fino ipotecare e stare sul punto di perdere la casa nella quale vivevano. Nonostante ciò, nelle canzoni che componeva e cantava per rallegrare la convivenza, invitava al perdono e alla riconciliazione con i nemici politici. Una volta ritornato il papà dall’esilio, la famiglia si trasferì ad Asunción per vivere più tranquilla nell’anonimato della “grande città”.

IN ASUNCIÓN

Tre cose fece Maria Felicia: la prima, entrare immediatamente nell’A.C. della sua parrocchia di Cristo Re e poi iscriversi alla Scuola Normale per diventare professoressa e cercare lavoro, ottenendolo in un collegio parrocchiale per aiutare in casa.
Il suo ritmo prosegui intenso: la sua vita interiore era di un permanente atteggiamento di fede, speranza, amore e di mortificazione, per seguire Gesù sulla via della croce; la sua vita apostolica si svolgeva come responsabile delle “piccolissime” (Crociata Eucaristica), con le quali giocava e saltava come una bambina; la sua attenzione agli umili, ai malati, agli abbandonati, ai carcerati ... di qualunque tendenza politica o religiosa fossero; nella sua vita familiare, era sempre generosa, sorridente, disponibile, con il proposito permanente di mantenere l’allegria della casa con le sue invenzioni poetiche e musicali.
La tappa di Asunción, però, si caratterizzò specialmente perché in lei maturò e si sublimò il suo amore. In effetti, poco dopo il suo arrivo, conobbe, in un’Assemblea di A.C., un giovane studente di medicina, membro del comitato direttivo dell’opera, con il quale simpatizzò e cominciò ad uscire per le sue scorrerie apostoliche. L’uscire con un giovane fu ben accettato dai suoi e le facilitava il suo uscire di casa per il suo apostolato; inoltre la compagnia del giovane le permetteva di avvicinarsi a quei quartieri periferici, dove per lei sola sarebbe stato pericoloso avventurarsi. Con il tempo la simpatia si approfondì, fino a trasformarsi in un vero innamoramento. Allora cominciò ad interrogarsi: Cosa vuole dirmi Gesù con questo amore che io non ho cercato e che Egli mi ha suscitato? Perché l’importante è fare la volontà di Gesù: Un giorno Sauà le rivelò un segreto: che sentiva l’inclinazione ad essere sacerdote ... Allora Maria Felicia comprese. Con questo amore Dio vuole che lo desideri con il dono e la dignità più grande che può avere sulla terra: che lo ami come “sacerdote” e “santo”. Tale era la purezza di Maria Felicia in questa sua relazione di amicizia con Sauà, che egli ha potuto dire di lei: era “vergine, pura, immacolata”. Il primo ottobre 1951, fecero quello che si chiama “sposalizio mistico”, con il quale entrambi si consacrarono all’Immacolata perché ella presentasse questa “piccola offerta” a Dio: egli sarebbe stato sacerdote e lei si sarebbe consacrata a Dio nel mondo o dove il Signore le avrebbe indicato. Infine, l’atteggiamento del suo cuore la Serva di Dio espresse con queste parole confidenziali ad una religiosa: “Sono innamorata di Sauà; però sono più innamorata di Gesù”. L’anno seguente scrisse: “Ho raggiunto ciò che una volta sognai: avere un amore e darlo a Gesù”.
In effetti, il primo aprile 1952 presero l’impegno di separarsi “a causa di Dio e per Dio” ed il 10 dello stesso mese Sauà parti per l’Europa dove avrebbe terminato i suoi studi di medicina ed iniziato quelli ecclesiastici per il sacerdozio.
Questa circostanza dette l’impulso perché Maria Felicia scrivesse una gran quantità di lettere all’amico, incoraggiandolo nella difficile impresa e, dall’altra parte, per alleviare il suo spirito scrisse un Diario nel quale apre il suo cuore e che è una vera radiografia della sua anima in questi anni, il miglior testimone della maturazione del suo cuore e della sua ascesa alla santità.
Dovette superare molte difficoltà a Chiquitunga: da parte dei suoi che la vedevano frustrata la loro illusione che Maria Felicia formasse una famiglia con il giovane studente; la incolpavano della rottura delle relazioni; da parte del padre di Sauà, che arrivò a negare a suo figlio il suo cognome, ma lei lo seppe placare con la sua delicatezza ed il suo affetto.
L’8 settembre 1953 si consacrò a Maria secondo la formula della Schiavitù Mariana di San Luigi Maria Grignon di Montfort e, infine, negli Esercizi Spirituali di gennaio del 1954, decise di consacrarsi completamente a Dio nel Carmelo, realizzando quello che era il motto della sua vita fin dagli anni di Villarrica, quando espresse il suo ideale di vita cristiana in una formula (T20S), imitazione delle formule chimiche che vedeva nei suoi libri e che vuole dire “Tutto Ti Offro Signore”. E tutto gli offri: la sua gioventù, il suo amore, il suo apostolato ...
Decisa ad entrare nel Carmelo, interruppe nel 1954 quasi tutta la sua corrispondenza con 1`amico”. Durante questo anno gli scrisse due lettere, senza dirgli niente della sua decisione ... L’ultima lettera fu scritta pochi giorni prima del suo ingresso comunicandogli la data: il 2 febbraio.

In effetti, il 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al tempio, la Serva di Dio si presentò davanti la porta della clausura e, con fortezza, serenità ed il perenne sorriso sulle labbra, attorniata dalle lacrime dei suoi, che tanto amava, attraversò la porta della “casa di Dio e la porta del cielo”.
Dopo alcuni giorni di cielo, il Signore iniziò il suo lavoro purificatore definitivo mettendola nella notte dello spirito. L’incertezza sulla scelta fatta si impossessò di lei. Non era un errore lasciare il mondo, dove tanto bene faceva, e rinchiudersi mettendo la lampada sotto il moggio. L’apice dell’oscurità lo raggiunse durante gli Esercizi Spirituali per la Presa dell’abito. Per fortuna ci ha lasciato un breve, interrotto ed emozionante diario di questi giorni. Alla lettura dello stesso ci rimettiamo, sebbene sia difficile abbozzare anche la “notte oscura dello spirito” che soffri la Serva di Dio in questi giorni. Però, in quei giorni stessi senti, persino, la tranquillità “come dei levanti dell’aurora” (“en par de los levantes de la aurora”). Sperimentava nella fede la vicinanza dell’Amato e chiedeva una cosa sola: “Amore per amare”; il 14 agosto del 1955 ricevette il santo abito della Vergine e rimase incorporata alla famiglia del Carmelo.
Quando si è voluto riassumere come era suor Maria Felicia di Gesù Sacramentato, lo si è fatto con tre parole: Allegria, Carità, servizio ... “Dio - disse per allora una religiosa fondatrice - ci inviò suor Maria Felicia per rallegrare la strettezza di quella povera e piccolina prima casa”; però anche - possiamo aggiungere - per dimostrare al mondo che la dottrina, per molti dura, di San Giovanni della Croce si può e si deve vivere nell’allegria, come sempre il cristianesimo.
Il resto della sua vita nel Carmelo non poté essere più semplice.
Non fece altro che amare, amare e amare di più Gesù ed i suoi fratelli gli esseri umani: le sue sorelle di comunità, i sacerdoti, che aveva sempre presenti, a partire dal suo “amico” aspirante al sacerdozio, i poveri e gli umili ..., il mondo intero. E tutto ciò attraverso la sua orazione e la sua immolazione.

IL TRAMONTO

Nulla lo faceva prevedere così vicino. Era entrata nel terzo anno della sua vita di professa. Il 15 agosto le spettava il suo compromesso definitivo di amore con il Signore. Prevedeva che il Signore aveva da inviarle qualche croce speciale.
Il 7 gennaio del 1959, morì la sua carissima “Manica” di una epatite infettiva. Quanto pianse! Pochi giorni dopo si diagnosticò a lei la stessa malattia. Fu portata alla Croce Rossa, per essere li debitamente curata. In effetti, durante la quaresima, poté essere dimessa. Ritornò al suo amato piccolo monastero.
Si dedicò, naturalmente, alla vita monastica con tutta la sua generosità ed immolazione. Giunse la Settimana Santa e si uni specialmente alla Passione di Gesù, mettendo a disposizione tutta la sua creatività piena d’amore.
Il Venerdì Santo, il cappellano dandole la comunione notò un livido nella lingua... Il sabato cominciarono a manifestarsi macchie di sangue; la domenica ed il lunedì di Pasqua si moltiplicarono. Il martedì una grave emorragia allarmò la Madre Priora che fece venire immediatamente Freddy Guggiari, il fratello dottore della Serva di Dio. La diagnosi fu immediata: “Porpora!”. Il giovane dottore piangeva uscendo: “Essere medico e non poter salvare mia sorella!”.
Ricoverata di nuovo nell’Ospedale della Croce Rossa, cominciò il suo Calvario, la sua unione definitiva alla Croce: con una pazienza ed un’allegria ineffabili. Quando nella prima quindicina di aprile passò per Asunción P. Ludovico della Vergine del Carmelo, Antoñanzas, dopo una conversazione con lei, usci dicendo: “E’ un’altra Teresina”. Giammai si spense il sorriso dalle sue labbra. Scrisse otto lettere alla Madre Priora e alla comunità, nella sua ansia di vita fraterna religiosa; sempre firmava: “L’esiliata”. Desiderava tornare presto al Carmelo... e Dio la portò al Carmelo del Cielo. La circondavano i suoi e Maria Felice ripeteva: “Papà, sono felice di morire nel Carmelo!”. Erano le 4 della mattina del 28 aprile, da lei si udì dire: “Gesù, che dolce incontro! Vergine Maria!”. Furono le sue ultime parole.

Il decreto sulle virtù eroiche è stato promulgato il 27 marzo 2010. Il decreto di validità del processo diocesano sul presunto miracolo è stato concesso il 14 novembre 2008.

Il 23 giugno 2018 si è tenuta in Asunción la solenne celebrazione della beatificazione.

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Last modified on Monday, 05 November 2018 08:29

1 comment

  • Comment Link Víctor Aleejandro López Estrada Víctor Aleejandro López Estrada Friday, 01 March 2019 02:25

    ¡Que el Señor le bendiga y acompañe!
    Me permito compartir con usted la emoción por la beatificación de nuestra amada Chiquitunga, y me atrevo a confesar que soy muy devoto del jazmincito de Paraguay, por lo cual me dirijo a usted para solicitarle una reliquia de ella para difundir el mensaje de entrega total a Jesús que ella trajo al mundo. Me despido de usted con los mas sinceros deseos de que Dios le cuide y le proteja siempre. Atentamente: Víctor Alejandro López Estrada DJ

    Estimado Victor
    Para solicitar la reliquia debe seguir el procedimiento que se indica en el sitio.

    La Postulación General

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María Felicia de Jesús Sacramentado

Misa del 28 de abril de 2007.
48° aniversario de la muerte de la H.na María Felicia de Jesús Sacramentado (Chiquitunga), Carmelita Descalza.
Misa presidida por el Arzobispo de Asunción: Mons. Pastor Cuquejo. Testimonio de una gracia extraordinaria a un niño.

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