Published in Servi di Dio OCD
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Nacque a Valladolid, al tempo sede della corte, il 5 giugno 1545, da Diego Gracián Aldarete, segretario di Carlo V e Filippo I, buon conoscitore delle lingue classiche, e donna Giovanna Dantisco, figlia dell’ ambasciatore di Polonia, Giovanni Dantisco. Fu il quarto di una numerosa famiglia, ricca di venti figli, di cui sette furono religiosi o preti.

Proveniente da una famiglia in cui la cultura era di casa insieme ad un serio impegno religioso, compì i suoi studi filosofici e teologici nella prestigiosa università di Alcalà, pensando di entrare tra i Gesuiti. Fu ordinato presbitero nel 1569 e alla fine, grazie alla conoscenza di di padre Giovanni Roca e madre Isabella di S. Domenico, decise di entrare tra i frati Carmelitani “contemplativi”, iniziando il noviziato il 25 marzo 1572, a Pastrana, ed emettendo la sua professione il 28 marzo 1573, nelle mani di Baldassarre Nieto, priore.

Professo nemmeno da un anno, Gracián si trovò visitatore subdelegato. Si trattava di una situazione complessa, generata dalle invasioni di campo nella vita religiosa da parte di Filippo II. Anche se dopo il Concilio di Trento, il Papa aveva affidato ai Generali dei vari ordini, come delegati apostolici, la riforma dei religiosi (“Riforma del Papa”), Filippo II chiese ed ottenne dalla Curia papale di provvedere attraverso suoi incaricati alla riforma di diversi ordini tra cui i Carmelitani (“Riforma del re”). Era inevitabile un conflitto tra due giurisdizioni. Così, il nunzio di Spagna Ormaneto, in base alle indicazioni di Filippo II, nomimò due visitatori Domenicani per i Carmelitani: p. Fernandez per la Castiglia e p. Vargas per l’Andalusia. Costui decise di delegare un frate carmelitano “contemplativo” o scalzo: Baldassarre Nieto. Costui, però, non iniziò neppure la visita in quanto ben conosciuto tra i Carmelitani da cui era stato espulso per le sue malefatte, ma preferì subdelegare il giovane ed entusiasta Gracián.

Gracián fu coinvolto in una disputa durissima sicuramente superiore alle sue competenze giuridiche. Infatti, procedé ad una serie di azioni irregolari sotto il profilo canonico, che ledevano le prerogative del Generale, contando sulla protezione del nunzio Ormaneto (+15.06.1577) e del re. Tra queste azioni inviò come superiori in case dell’Ordine giovani frati scalzi, ordinò la fondazione di conventi e monasteri senza autorizzazione né del Papa né del Generale, ecc. Era inevitabile che, quando le notizie degli abusi arrivarono a Roma, malgrado la protezione regale, ci sarebbe stata una difesa da parte dell’Ordine. Di seguito Gracián continuò ad avere vari incarichi sempre più vasti da parte del nunzio a fronte dei quali l’Ordine, per la stessa autorità papale, dovette difendersi.

Dopo la morte del nunzio Ormaneto e la venuta del nuovo nunzio Sega, ebbero luogo delle inevitabili penitenze per Gracián e altri scalzi e si arrivò per vie meno scorrette, all’erezione di una provincia di scalzi autonoma ma sempre all’interno dell’Ordine. Ciò fu possibile grazie alle conoscenze di Doria e Ambrogio Mariano alla corte di Filippo II e di costui nella curia romana, malgrado il parere contrario sia dell’Ordine che del nunzio, con il breve Pia consideratione del 22 giugno 1580. Preparato il capitolo provinciale ad Alcalà, si aprì il 3 marzo. S. Teresa non aveva mancato di scrivere lungamente a Gracián perché le nuove Costituzioni delle Carmelitane Teresiane fossero fedeli al suo pensiero, eliminando certe esagerazioni penitenziali e una proliferazione di leggi indotte dai vari visitatori.

Purtroppo solo parte delle sue richieste trovarono spazio. Fu mantenuta la proibizione di mangiare pane nei digiuni, contro il suo parere. In modo certo contrario ai suoi desideri fu proibiti ai frati di conseguire i gradi accademici in Teologia, mentre non si sa a chi fu dovuta la proibizione di accettare alla professione frati o monache dell'Antica Osservanza (Constituciones 1581, cap. 14.3, p. 24), come era avvenuto per quasi vent'anni dall'Incarnazione per la fondazione di tanti Carmeli teresiani.

Nel capitolo di Alcalà fu eletto primo provinciale Gracián e S. Teresa pensò seriamente che «tutto era finito» e: «Ora, Scalzi e Calzati siamo tutti in pace e niente ci impedisce di servire il Signore» (Fond. 29,31). S. Teresa era convinta della necessità della provincia autonoma ma all’interno dell’Ordine, tanto che scrisse al Gracián: «Il viaggio a Roma per far atto di obbedienza al Generale lo vedo necessarissimo» (Lettera 14.07.1581). Non fu ascoltata. E dopo la sua morte, si scatenò una lotta sorda e sempre più drammatica tra i fautori della linea teresiana umanistica, aperta alle missioni, sostenuta da Giovanni della Croce, Girolamo Gracián, Anna di Gesù (Lobera), Maria di San Giuseppe (Salazar) e diversi altri e una linea penitenziale-eremitica che vedeva tra i suoi campioni, come Nicola Doria e Ambrogio Mariano Azaro, uomini dal passato avventuroso e oscuro esperti di affari mondani e delle trame della corte spagnola. A costoro si affiancavano alcuni ex frati carmelitani che si erano rifugiati tra gli Scalzi perché le loro malefatte erano state scoperte e punite come Baldassare e Gaspare Nieto.

Finito il mandato di provinciale Gracián propiziò l’elezione del Doria pensando ad un confronto corretto. Ne ottenne l’espulsione dopo un processo farsa il 17 febbraio 1592. Tra le sue colpe, l'aver informato le monache sui cambiamenti della loro legislazione che il Doria preparava e realizzò e il suo tentativo di organizzare un "resistenza" da parte delle monache con l'approvazione del Papa dei testi teresiani. Di sicuro si era profilata un'incompatibilità di carattere, aggravata dal fatto che dopo molti anni di governo, Gracian non si inquadrava facilmente nel ruolo di suddito. Così consigliava il domenicano Las Cuevas scrivendo a sua madre: "Quando la visita sarà finita, gli altri problemi saranno ricomposti, ma solo se Gracian gioca la parte del suddito e del figlio, e Doria di superiore e padre, e se entrambi sacrificano qualcosa, e ciascuno i loro diritti e opinioni" (Silverio, Documenta primigenia, n. 418).

Dopo l'espulsione, Gracian provò a recarsi a Roma per ottenere giustizia, ma cadde nelle mani di pirati nordafricani che lo portarono a Tunisi per due anni finché non fu riscattato. Morto il Doria nel 1594, prima del capitolo generale che staccava gli Scalzi dall’Ordine, il Gracián chiese di rientrare con permesso papale di Clemente VIII, ma il pur mite Elia di S. Martino, generale degli Scalzi, rifiutò. Ancora una volta per intervento di Filippo II, si fece pressione sul papa perché ordinasse a Gracián di rientrare piuttosto nell’Ordine Carmelitano.

Fraternamente, il generale Chizzola lo riammise e continuò liberamente il suo apostolato, morendo a Bruxelles il 21 settembre 1614.

La sua causa di Beatificazione e Canonizzazione è di competenza, dal 1 luglio 2005, della Congregazione dei Santi.

Last modified on Monday, 25 September 2017 09:46
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