Published in Servi di Dio OCD
Read 893 times

Nacque a Campobasso il 15 agosto del 1922. Viveva con i genitori, sorelle e fratelli in un palazzo situato vicino alla stazione ferroviaria.

Il 27 giugno 1938, durante una gita con la sua famiglia, improvvisamente, è colto da dolori fortissimi ad un piede, forse in seguito ad una puntura di insetto. Ha inizio, così, il suo lungo pellegrinare “immobile” nel suo letto che durerà 51 anni. Gli viene diagnosticata una “osteomielite deformante alle gambe”, un male aggressivo che in poco tempo è in grado di estendere l’infezione ad entrambi gli arti, al bacino e alla colonna vertebrale. Oltre alle deformazioni ossee alle quali deve “abituarsi”, Aldo è chiamato a sopportare continui episodi febbrili con temperature elevate e dolori lancinanti. Scriverà un giorno: «Soffro, peno, ma so che il Signore è Dio, non desidero nulla, bramo solo piacere a Gesù, glorificarlo e vedere il suo regno in me, nelle anime che mi sono care e in tante, tutte le anime. Voglio compiere, vivere la Divina Volontà, rassomigliare il più possibile al mio Sposo Crocifisso». (L 600).

Svaniscono, all’improvviso, i propri progetti, sopra ogni altra cosa il desiderio di lasciare quella dimora paterna per entrare nella Certosa. I suoi cari non li potrà mai abbandonare, né sarà mai abbandonato dalla sua famiglia. Ancora oggi, la sua stanza, quella cella nella quale, immobile, è vissuto fino al 13 aprile del 1989, è stata mantenuta così come Aldo l’aveva trasformata con il suo stare in perenne “movimento” verso chiunque desiderava incontrarlo. E se un sogno svanisce, «scomparire nella bianca silente Certosa», un altro si impone, di notte, mentre dorme, quando i pensieri li si vorrebbe mettere a tacere e invece elaborano una nuova prospettiva di vita: di giorno legge testi di spiritualità carmelitana e di notte “sogna” il Carmelo.

Aldo sa dare al sogno la sua corretta interpretazione: lo chiama “visione”, ma nel senso di un “guardare” ciò che gli occhi del proprio cuore non sa ancora intravedere ed abbracciare. Si mette in contatto con la Casa Generalizia dell’Ordine e chiede di divenire Terziario Carmelitano. Gli viene accordato e il 25 marzo del 1943, con una cerimonia in camera da letto presieduta dal vescovo di Campobasso, è rivestito dello Scapolare: entra, così, ufficialmente, a far parte dell’Ordine della Madonna del Carmine come carmelitano secolare.

Qualche anno dopo, l’11 maggio del 1948, otterrà, con indulto speciale, di poter appartenere al Primo Ordine pur rimanendo nella sua casa. Ora noi conosciamo, dalle innumerevoli testimonianze di chi si è recato ai piedi del suo letto, la estrema disponibilità di fra Immacolato (è il nome da religioso) ad accogliere, la sua capacità di ascoltare con partecipazione e donare quelle parole attese, quel sostegno cercato, con un sorriso mai negato.

Esce pochissime volte: per ricoveri ospedalieri, per qualche votazione e tre volte per andare in pellegrinaggio a Loreto, con estremo disagio poiché, non potendo stare seduto su una sedia a rotelle, bisogna trasportarlo in barella. Il suo apostolato, dunque, non può che svolgersi a casa, in mezzo alle faccende familiari, tra i ritmi dettati da una comunità non organizzata per seguire le prescrizioni della Regola dell’Ordine; gli avvenimenti che avvolgono e riscaldano fra Immacolato emergono da un vissuto comunitario che segue il naturale svolgimento della quotidianità, che ha come unica regola l’accogliere ciò che imprevedibilmente accade come una incarnazione continua, un manifestarsi inaspettato e gratuito del Dio della vita.

Aldo cerca il silenzio per poter sperimentare l’incontro con l’Amico nel dialogo contemplativo, e lo coltiva tra l’entrata e l’uscita dei suoi familiari dalla sua stanza, tra i momenti di “stasi” dall’affaccendarsi intorno a lui di coloro che ama, come se ogni volto della sua famiglia entrasse a portargli un riflesso della luce divina e lo lasciasse, poi, per qualche istante, da solo, ad alimentarsi del dono ricevuto: «Mi accorgo che solo la grazia del buon Dio… mi potrà far realizzare ciò che tanto desidero ed imploro dal Signore, che chiunque mi avvicini senta e veda in me Gesù e si allontani da me portando con sé squarci di paradiso». (L 171).

In questa stessa casa, oltre ai familiari e ai tanti visitatori, entra quotidianamente il suo amico, il suo confidente, il suo padre spirituale: don Michelino Fratianni. È commovente leggere le lettere a lui indirizzate: nonostante si vedano e condividano lo stesso pane spezzato in quella stanza dell’offerta perenne, Aldo sente il bisogno di imprimere sulla carta le parole della “confidenza”, quelle che scaturiscono dal sentirsi sostenuti da una mano amica: «Ed ecco ciò che è avvenuto in me stamani durante la santa messa. Al momento che vi comunicavate con la santa ostia mi è parso di ricevere Gesù e poi non mi sono più visto, non vi ho più visto, vedevo solo Gesù che univa le nostre due anime e le fondeva in Lui. In Lui ci rendeva uno». (L 233).

Fra Immacolato è salito al Padre il 13 aprile 1989.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa l'11 maggio 2007. Il decreto di validità è stato concesso il 9 aprile 2011.

Last modified on Thursday, 06 July 2017 13:54
More in this category: Caterina di Cristo »

Leave a comment

Assicurati di compilare tutti i campi obbligatori (*)

L'utilizzo dei cookie concorre al buon funzionamento di questo sito e favorisce il miglioramento dei servizi offerti all'utente. L'accesso ai contenuti del sito e l'utilizzo dei servizi implica accettazione dell'utilizzo dei cookie.