Dec 16, 2017
Pubblicato in Servi di Dio OCD
Letto 213 volte

Nacque a Sassello, Provincia di Savona, il 12 febbraio 1890, da Ramognino Giacomo e Badano Caterina. Fu battezzato con il nome di Giacomo Pietro. Il papà preferì chiamarlo Leone e così lo registrò in Comune, a onore del Papa Leone XIII.

Dopo le scuole elementari, il padre lo mise presto in un laboratorio a imparare il mestiere del falegname.  A 17 anni già lavorava in bottega come il padrone. A 25 anni partecipò alla Prima Guerra mondiale, fra i pontieri della V Compagnia. Fece nascere fra i soldati la devozione al S. Bambino Gesù di Praga, già conosciuta dai liguri. Nel 1918, il caporale Nino con i suoi bravi pontieri, noncuranti del pericolo del Piave in piena, si pose al lavoro per dare un passaggio alle truppe del XXII Corpo d'Armata che, nella notte del 26 ottobre, transitarono sul ponte da lui fortificato, l'unico rimasto viabile dopo la piena. Gesù Bambino era passato in testa a loro, portato da “Nino” e dal gruppo degli “Arditi”. Egli ricevette in seguito l'onorificenza di cavaliere di Vittorio Veneto.

In memoria del dono della pace, Leone Ramognino, fece costruire, collaborando con l'infaticabile Mons. Pirotto (poi vescovo di Troia in Foggia), il santuario al Monte Beigua, in onore di Maria Regina della Pace. Reduce, dal 1919 in avanti, si diede pertanto anima e corpo all'animazione della parrocchia. Si può dire che fondò il Gruppo Giovanile Cattolico S. Luigi. Visse intensamente la vita associativa delle Confraternite di cui faceva parte e della Società Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso di S. Alfonso M. de' Liguori. Cooperò pure alla nascita degli Esploratori Cattolici a Sassello.

L'Anno Santo del 1950 sarà poi per Nino il tempo di una grande svolta, l'anno in cui entrò nel Carmelo, al convento del Deserto, all’età di 61 anni. Fu aiutato, in particolare, dal Padre Anastasio Ballestrero, allora Provinciale, che subito strinse con lui una profonda amicizia, fondata sulla stima della sua anima pura di “bambino di Dio”. Nel 1967, dopo dieci anni di terziariato regolare, per diretto interessamento del P. Preposito Generale P. A. Ballestrero, Fra Gioacchino (nome religioso che scelse), fu ammesso, alla Professione Solenne, direttamente nel Primo Ordine, senza l'anno canonico di Noviziato.

Divenuto religioso Carmelitano Scalzo, egli fu il Custode del Santuario di Regina Pacis, nel frattempo affidato alla cura dei Carmelitani scalzi. Si definiva bonariamente «un povero fagotto». La gente di Sassello (Acqui Terme), lo chiamava e lo ricorda ancora come «Ninu u santu», cioè Nino il santo. Caratteristica era la sua speranza. Comunicava una certezza luminosa. L'amore di Dio poi lo esprimeva in modo speciale con la preghiera. S'immedesimava in Dio, si staccava da tutto, e ritornava a tutti con più amore. Si potrebbe dire che era un «Grazie» a Dio continuo e anche un grazie ai fratelli. Fra Gioacchino aveva un sorriso che noi non abbiamo più, e non riusciamo più ad avere. In lui si vedeva trasparire il cielo e la bellezza e la tenerezza della Vergine Madre Maria.

Morì, al Deserto di Varazze, il 25 agosto 1985. 

L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 6 gennaio 2015. Il 13 maggio 2016 è stato concesso il decreto di validità.

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 06 Luglio 2017 09:51

Lascia un commento

Assicurati di compilare tutti i campi obbligatori (*)